Morte nell’ovetto di cioccolato

ee935dae70aaa29bd7e629cc9f73fb4f.jpg

 un racconto del Parra

 11 Ottobre 1978,la giornata stava per iniziare e nessuno aveva ancora avuto il coraggio di parlare con Matilde. Una bambina di 8 anni, Matilde, adorabile e graziosa, tenera quando voleva esserlo, cinica e determinata in altrettanti momenti. Si sa che i bambini hanno una grande fortuna, che è proprio quella di essere bambini. Matilde custodiva nel suo metro e ventidue d’altezza, non si sa come, un unico difetto, smisuratamente grande: l’intolleranza ai contrattempi, anche i più piccoli, voglio dire anche le cose più banali come per esempio non avere tra le mani nell’arco di almeno due secondi, dopo uno starnuto, un fazzoletto di carta rigorosamente profumata al mentolo. Poteva mettersi ad urlare e strillare anche in mezzo alla strada o nel cuore della notte in camera da letto.  Questa volta, Patrizia e Roberto, i suoi genitori, l’avevano fatta veramente grossa: si erano dimenticati di comprarle l’ovetto di cioccolato per la colazione mattutina delle sette. I volti di Patrizia e Roberto erano terrei, la notte l’avevano passata insonne nel disperato tentativo di trovare una soluzione, ma nessuno dei due aveva avuto l’idea risolutiva. Niente, nessuna idea, ore 6,58 suona la sveglia. Si alzano dal letto come se quella fosse l’ultima cosa da fare, Roberto corre al bagno con la scusa della pipì, si sa le donne sanno trattenerla più a lungo. Patrizia accende la luce in cucina, apparecchia il tavolo, con il solo desiderio di sedersi sulla tazza del bagno e non rialzarsi per la prossima mezz’ora. Nel frattempo Roberto si fa la barba, rallentando vilmente la passeggiata del rasoio sulla pelle così da non subire l’ingrato compito di dover svegliare lui la figlia. Roberta diligentemente prepara il caffè e visto che alle donne toccano sempre i compiti più ingrati si reca lei a svegliare Matilde, che da brava bambina si alza prontamente, ignara di quanto sta per succedere. Seduti tutti e tre in cucina, intenti a versare il caffelatte e ad imburrare il pane, nel tepore domestico di una grigia giornata d’autunno, ecco la domanda fatale di Matilde: Mi passi l’ovetto, mamma? Secondo gli inquirenti quelle furono le ultime parole di senso compiuto, pronunciate in quella stanza, quello che è successo dopo è inenarrabile, una carneficina, urla strazianti, schizzi di sangue ovunque, tracce organiche in ogni dove. La polizia che fu chiamata dai vicini fu la prima ad entrare in quell’appartamento e parlò subito di qualcosa d’indescrivibile e d’inimmaginabile, la bambina aveva letteralmente fatto a pezzi i genitori, con una forza e una crudeltà che in una bambina di quell’età pareva inimmaginabile. Oramai da quella storia sono passati oltre venticinque anni, centinaia di giorni, di cliniche e ospedali psichiatrici ha affrontato, nel frattempo si è fatta donna, l’amore per il cioccolato è sempre irrefrenabile, una volta dimessa si è subito sposata con un pasticciere. Ed ora a 35 anni è madre di due bambini, Patrizia e Roberto, a voluto usare i nomi dei nonni, riconducendo al cinismo un gesto che solitamente è interpretato come di gratitudine. Di quella terribile storia nessuno ha più saputo nulla, i giornali del tempo non vi dedicarono troppo spazio per non voler turbare i lettori, i telegiornali non ne parlarono, il marito ignaro come tutte le mattine confeziona torte di cioccolato nella sua pasticceria, nel mondo i genitori continuano a comprare per i loro bambini ovetti di cioccolato, il ricordo di quel giorno terribile è svanito per sempre o forse si è semplicemente sciolto, già, sciolto nel cioccolato….

Mi piace ricordare il mio amico “Roger” che ha letto questo raccontino due anni fa…..in rete. Lui non c’è più….  il suo ricordo, i suoi commenti li ricordo sempre…..      ciao Roger!!

Morte nell’ovetto di cioccolatoultima modifica: 2007-09-29T22:45:00+00:00da ilparra
Reposta per primo quest’articolo

7 Comments

  1. Scusa Parra ma per caso lavori in un Ospedale Psichiatrico per gioventù traviata?
    Ma dove le trovi queste storie allucinanti?

    Bello il tuo pensiero alla memoria di Roger.

    Ciao Parra buona domenica da Gabry

  2. eh… buona domenica anche a voi. Ah… no Gabry, dato che la nostra società ha derive psichiatriche…. possiamo dire che ne sono rimasto folgorato, ah…. quantomeno a livello creativo…. è una storiellina di qualche annetto, adesso navigo su altri mari….. ciao!!

  3. Lo “schampo”? Intendi lo shampoo… Roger ti avrebbe ripreso, per me lo pui scrivere anche con la K, sono per un uso anarchico della lingua, ah… stammi bene, mi raccomando! ciao

  4. Sì, ma non mi hai detto dove è finito lo scampo, lo champo, lo sciampow :)) Non recensisci più ? Mi piaceva tanto pensare a qualcosa di vero ma inesistente, ho sempre pensato che fosse una genialata. Mercurio

  5. Mercurio, pensavo di riprenderlo in questo spazio lo Shampoo, anzi presto lo farò. Di quello spazio si parla nella prefazione che è stata fatta al mio libro ” L’officina dell’outsider”, la puoi leggere nell’anteprima nella pagina di Lulu http://www.lulu.com/content/1261005 è tutto gratis non temere!! ciao

Comments are closed.