Donne monolocali e uomini

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“Donne monolocali e uomini”

di 

Gianluca Parravicini

 

 

No, non posso raccontare subito la storia di “Donne monolocali e uomini”, è vero, chi abita o ha abitato in un monolocale ha spesso fretta, ma io non voglio averne, almeno non ora. Quando si parla di un monolocale non si sa bene da che parte iniziare, perché…   un monolocale è semplicemente un monolocale, una struttura talmente lapalissiana che restringe, accorcia tutti i discorsi che gli si possono costruire dentro. Pensavo di incominciare a parlare degli odori di un monolocale, convogliati in un unico odore, in un “melting pot aerostatico”, la polvere è sempre la stessa, dall’angolo cottura all’angolo notte, perché si ciba delle stesse cose, tutto è sotto controllo, anche i pensieri e gli spostamenti del gatto sono sempre a portata di sguardo. Tutto è così visibile e riconoscibile, le mosche, i ragnetti, gli acari, le zanzare, è un microambiente nel quale varcata la porta d’ingresso qualunque essere umano subisce la sensazione di essere di troppo, al contrario, quando esci pensi subito, riuscirà a rimanere tutto immacolato sino al mio ritorno? Non è solo un pregiudizio che le ristrettezze apparentano molto di più, in un monolocale si conoscono a memoria le minuscole asperità delle pareti, si familiarizza con le ragnatele, si subiscono i gossip e gli amorazzi di tutti gli insetti che vi transitano, le impronte e i segni sul pavimento diventano la griffe domestica, per non parlare dell’onnipresente polvere sui mobili. Lui parla di te molto più che tua madre, per fortuna non è uno che pone domande, è discreto, silenzioso e tu che hai da dire lui?  Che è piccolo, piccolo, piccolo… così! Sei semplicemente un ingrato!

Provate a grattarvi gli angoli della bocca per scoprire quante cose possono nascondersi nei piccoli spazi. Figuratevi ora nell’angolo cottura di un monolocale, dove si scrive, magari si parla al telefonino, si mangia un piatto di pasta o si beve un bicchiere di vino rosso, si può trovare un residuo di mondo in grado di sfuggire anche ad una efficiente e puntigliosa spazzola raccogli briciole.

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Dall’angolo cottura basta aprire una scatola di pelati per correre il rischio di far arrivare qualche goccia di pomodoro liquefatto fino alla libreria, la linea Maginot che divide l’angolo giorno da quello meno ricco di carboidrati che è l’angolo notte. Qualche itinerante briciola di pane, assuefatta ai piaceri farinacei del viaggiare, può realizzare nel vuoto una parabola ellittica per poi adagiarsi sul tappeto dell’angolo notte, ed ecco come un semplice tappeto può nutrirsi di molte cose della vostra casa. In un monolocale  difficilmente vi sentirete domandare, cosa stai facendo? Non perché gli abitanti dello stesso siano soliti farsi gli affari propri, semplicemente tutto è alla portata di sguardo, anche le occhiaie del primo mattino spese nel letto raggiungono colui o colei che già furoreggia nell’angolo cottura intento/a a preparare la colazione tra i tegami sporchi della sera. Quando si parla di tegami vengono subito alle mente i rumori, se si è in due in un monolocale il silenzio ha unicamente la patente della notte, sempre che colui che cade nelle braccia di Morfeo non russi, in quel caso terrà sveglio anche i batteri dormienti dello scarico del lavandino oltre che gli altri minuscoli e indesiderati ospiti dell’appartamento.

Ospiti? In un monolocale gli ospiti appaiono subito orrendamente alti, grassi, tutti i figuri estranei che entrano nel monolocale restringono la nostra percezione dello spazio. Il letturista del gas che sul pianerottolo appare non più alto di un metro e 75, all’interno del monolocale pare avvicinarsi paurosamente al metro e 90. Le amicizie femminili assuefatte all’abitudine del tacco alto è opportuno non considerarle nemmeno, se di loro a piedi nudi garantiscono una statura di un metro e 70 con i tacchi in un monolocale acquisiscono una prospettiva giurassica, per non dire se indossano lunghi pantaloni neri che slanciano verso l’alto o verso l’alito a seconda.  L’alito? Già brutta bestia, così come gli odori ascellari, o quelli derivati dalle nobili flatulenze, in un monolocale le verità vengono subito a galla o per meglio dire, alla portata della narice. Un modo semplice quando efficace per conoscere una persona è quello di farle fare la prova monolocale, se non avete un monolocale di proprietà, basta ricercarlo anche tra i vostri amici e conoscenti. Organizzate una serata e poi il giorno seguente fatevi raccontare dal proprietario quello che pensa del suddetto/a, vedrete, sarà implacabile, quanto attendibile.

Uno degli elementi più distintivi di un monolocale è il divano letto. Non sai mai se guardarlo con la compiacenza di un divano o con l’indolenza di uno sguardo molle che si offre alle molle del letto. Le risposte che scaturiscono sono retrattili proprio come la sua costituzione, difficile è dire, prego accomodati sul mio divano, dal momento che risulta anche essere un letto. Quindi, surrettiziamente vuoi portarte-la/lo a letto o vuoi semplicemente far accomodare la persona per un caffè? La confusione scaturisce anche negli occhi del gatto che fino ad un momento prima aveva visto un comodo divano sul quale potersi sedere, un attimo di distrazione felina ed ecco spuntare fuori un letto, spesso territorio off limits per uno stylits creativo quadrupede, questo non è bello, mugugnano spesso i suoi occhi. 16 ore di repubblica e  8 ore di dittatura, così al gatto non resta che trascorrere la notte nel suo piccolo loft, fatto su misura. Eh.. sì, anche i gatti avrebbero molte cose da dire, loro che sono creature così timide e riservate in un monolocale si sentono continuamente osservati. Quando anche gli agenti immobiliari lo capiranno, vedremo agenzie immobiliari per esseri umani e per gatti, tipo Tecnocasa e Tecnocuccia da leccarsi i baffi, agenzia immobiliare per soli felini.

Non è forse giunto il momento di pensare alle pulizie? Pulire un monolocale è un po’ come lavarsi la faccia, il tempo di uno splash, un colpo con lo spazzolone e via… non serve farsi aiutare, prendere una donna a ore, indossare una tuta mimetica o il frack e militarizzarsi con una sofisticata attrezzatura domestica. La bacchetta da direttore d’orchestra è rappresentata come sempre dal piumino, che dirige sinfonicamente la polvere, sotto l’influsso delle correnti ascensionali di aria che entrano dalla finestra. Piccola nota, i piumini come le mode, spolverano anche la memoria. Inutile dire che in un monolocale il tempo è inversamente proporzionale allo spazio, così come il sorriso della portinaia, che si estende in conformità delle metrature che vi ospitano. Hai meno di 35 anni e abiti in un monolocale di 35 metri quadri e dovrei anche spiattellarti in faccia tutte le sante mattine un saluto? Se dovessi dedicare attenzione a te, allora alla signora Alfieri che abita in 120 metri quadri cosa dovrei fare? Un inchino? Un baciamano? Francamente tra donne il baciamano mi sembra fuori luogo, sempre che i gusti della portinaia e della signora Alfieri non si assomigliano. Il massimo che posso fare, prosegue la portinaia sempre con la scopa in mano perché la furbizia non le manca, è avvisarti se arriva una raccomandata, un pacco, una scossa di terremoto, un testimone di Geova. La vita per chi abita in un monolocale parte subito in salita e quando si parla di salire vengono subito in mente le scale. Del tipo, abitare in un monolocale di meno di 30 metri quadri al quinto piano senza ascensore significa avere le carte in regola per conquistarsi un giorno le porte del paradiso, l’importante è ricordarsi di conservare in un luogo sicuro le carte del rogito, perché la burocrazia se qualcuno non l’ha ancora capito non è solo terrena. Il Padreterno per chi abita in un monolocale pare abbia un occhio di riguardo, la Bibbia i vangeli e le inserzioni immobiliari non ne parlano, ma a suggerirlo è il passaparola dei monolocalisti, i cosidetti  saccopelisti del mattone.

Quando si parla del mattone viene subito a mente “Il ballo del mattone”, sempre che non si lavori nell’edilizia, perchè c’è una metrica specifica per la musica da ascoltare in un monolocale. Risulta preferibile qualunque musica che non sia dance, da ballo, perché lo spazio per consumerla proprio non c’è. Meglio tutte quelle canzoni romantiche, ambient, d’atmosfera o d’accendimo, l’importante che a fumare non siano in troppi, altrimenti l’aria si farà irrespirabile, considerando che nel giro di qualche ora dovrete poi dormirci in quello spazio…. insomma, ci siamo capiti? Sconsiglio il rap, troppe parole, troppa pleonasticità, in un monolocale la logorrea è sconsigliata, se proprio non potete farne a meno buttatevi sul rock, da ascoltare rigorosamente a volume basso per non eccitare troppo i neuroni e gli ormoni.

( fine della prima parte della presentazione)

Donne monolocali e uominiultima modifica: 2008-11-20T13:36:00+00:00da ilparra
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