Donne monolocali e uomini

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“Donne monolocali e uomini”

di 

Gianluca Parravicini

 

 D m U

Seconda parte della presentazione

 

Il tema dell’eccitazione presto o tardi conduce al sesso, argomento verso il quale nessun monolocalista risulta indifferente, almeno credo. Considerando che in un monolocale camere da letto non ce ne sono, il divano letto è l’unico spazio reputato per le performance amorose personali e collettive a seconda della didattica. I cuscini del divano devono avere un aspetto invitante, i colori traducono molto della personalità del proprietario del monolocale, una donna solitamente sospinge le sue scelte verso una suadente eleganza, l’uomo cerca di affermare la sua ormonale personalità anche nelle variabili dei cuscini. Il confort del divano viene molto in aiuto per migliorare la qualità del rapporto sessuale, molto più che la presenza accanto al vostro talamo di un sessuologo suggeritore che eroga consigli sul ring dell’amplesso minuto per minuto. Qualora il rapporto assumesse una forma più espandibile tanto da prolungarsi per qualche ora, risulta necessario distendere il divano e attribuirgli l’identità di un fecondo letto matrimoniale. La faccenda si fa più complicata, occorre fare rapidamente spazio, una volta disteso il letto, le lenzuola devono essere a portata di mano, meglio quelle elasticizzate negli angoli perché si mettono più in fretta, il tempo è prezioso, la libido, come la pipì non aspetta a lungo. Meglio impiegare non più di 2 minuti, un minuto a persona, dimenticavo di dire che il divano letto, nel momento in cui viene disteso deve offrire la massima silenziosità. Risulta assai sgradevole sentire quel tintinnio delle molle che macerano la libido. Si fa il letto per poi imparare a disfarlo facendo l’amore, le incongruenze della vita vissuta in orizzontale sono anche queste.

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Tra le tante vicissitudini della vita in verticale c’è anche quella di subire un furto. Succede anche in un monolocale, rientri tardi la notte e trovi la casa sotto sopra, chi sarà stato? Se ami i libri gialli puoi subito tuffarti nella libreria e immergerti in qualche storia di Magreit o del commissario Montalbano, senza dimenticare le storie di Scerbanenco e magari proprio in una di quelle pagine tentare di risolvere il mistero su chi e soprattutto come è potuto entrare in casa. In un monolocale non sono tante le cose che si possono rubare, zaffiri e diamanti neanche a parlarne, così come quadri di collezioni prestigiose o soprammobili ottocenteschi, nemmeno violini del tardo settecento o pianoforti a coda dei primi del novecento. Si possono forse trovare arazzi napoleonici, collezioni di spade o pistole ancora calde risalenti al tardo romanticismo? Oppure plastici con soldatini originali che riproducono la battaglia di Custoza o magari una collezione di abiti di Luigi IV…..    improbabile. Nell’armadio si possono trovare abiti acquistati in qualche napoleonico Ipermercato, qualche indumento elegante per occasioni mondane, un Ipod, un lettore DVD, un televisore magari al plasma, un notebook sul tavolino che infatti è sparito, oddio dove cazzo è finito il mio portatile. Tutti i miei file, i miei indirizzi, gli ebook e le foto salvate sul desktop, no non è possibile, il palmare…. Il palmare, almeno quello. Lo avevo lasciato nella cassettiera vicino al divano, perché non c’è, sono sicuro di averlo lasciato lì…  invece non c’è, si sono fottuti anche quello, bastardi! Io che non ho mai voluto mettere una porta blindata, figuriamoci, chi è che viene a rubare in un monolocale…. Ecco questo è quello che potreste sentir dire al proprietario di un monolocale in uno sventurato giorno in cui ha subito un furto.

Tra le tante ruberie non trascurabili sono quelle inflitte ai propri sentimenti, perché per vivere in un monolocale le intemperanze di cuore ci vuole una buona preparazione psicoattitudinale. Dover metabolizzare un tradimento o un sentimento non corrisposto, in una casa dove non c’è neanche una parete disponibile verso la quale scagliare contro un piatto, un bicchiere o un portafoto, non riuscire a camminare per più di dieci secondi senza dover cambiare direzione, tutto questo è il dito indice e anche quello medio di una suprema frustazione. Le sofferenze hanno bisogno di spazio e di movimento, soprattutto di una quiete domestica per evadere da noi stessi, dare un calcio ad un sottopiede e vederlo espandersi nella polvere in fondo ad un lungo corridoio, tutto questo nella carta dei diritti dell’uomo monolocalista è precluso.

Sono preclusi anche molti dei consigli d’arredo, che amici e genitori suggeriscono in quegli slanci architettonici di parole da parete. Quando si deve fare i conti con il poco spazio disponibile è un po’ come avere di fronte un avversario fisicamente più forte, preparato, pacato nei modi, che non fa sconti e lascia poco spazio alle parole, un vero duro. Beh.. con un avversario come questo, possedere il siero della furbizia da geometra in pectore non porta  lontano, la verità è che il monolocale vuole arredarsi da solo, non gradisce attenzioni altrui, è lui che ti porta immediatamente a pensare gli elementi d’arredo. Nella calce dei suoi mattoni scorre un sangue ribelle, poco disposto alle mediazioni, soprattutto se il proprietario o l’inquilino che vi abitano non la pensano come lui, è capace di non concedere neanche un minimo spazio alla mediazione. La verità è che l’intransigenza di un monolocale è solida quanto le sue pareti.

Però…. se si volesse ammorbidirlo forse un modo lo si può trovare. Un regalino, anche un piccolo presente, qualcosa che lo sorprenda, un nuovo aroma di deodorante per casa, un vaso di fiori, una pochette con dentro tutto il materiale per sistemare le increspature dei serramenti e delle pareti, spatole, stucco, colla, tempera o magari un volume per collezionisti di oggetti in porcellana, avendo cura di tenerlo aperto sul tavolo e tutti i giorni girare una pagina in modo che lui ne possa prendere visione.

C’è un segreto che accomuna tutti i monolocali? Un qualcosa di inconfessato che solo i monolocalisti più esperti conoscono? Forse c’è, a svelarlo a “Donne monolocali e Uomini” è Paolo, monolocalista da più di 20 anni: nessun monolocale ama sentire dentro di se la solitudine, occorre sempre fargli sentire la nostra presenza magari facendo talvolta un po’ di rumore con i passi. Se siete veri appassionati come me, evitate di rientrare alla sera troppo tardi, lui potrebbe spaventarsi.

Donne monolocali e uomini è un libro consigliato a donne, uomini e per l’appunto monolocali. Se lo leggete come e-book abbiate la cura di lasciare acceso il pc sulla pagina del libro, ogni tanto nel corso della giornata cambiate pagina in modo che anche il monolocale possa dare una sbirciata, se invece lo leggete in formato cartaceo, basta tenere appoggiata una copia di Donne monolocali e uomini su un tavolo e almeno una volta al giorno girare una pagina in modo che il nostro monolocale possa con comodo dargli una lettura. Tutto questo per dire che occorre avere una complicità con il vostro monolocale, dovete farlo sentire una parte importante della vostra vita, come voi camminate dentro di lui, anche lui ha bisogno di uno spazio accogliente nel monolocale che alberga dentro di noi.

Donne monolocali e uominiultima modifica: 2008-11-29T16:40:00+00:00da ilparra
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