La dimensione ping pong

PIP1188.jpgConfesso in questo impudico Sabato mattina la mia sconfinata passione per il ping pong. Trattasi di passione che ha avuto origine in un’età pre adolescenziale per poi accrescersi con lo sbarco degli ormoni che nel giro di poco hanno soppiantato i neuroni facendone una carneficina. Non ho avuto bisogno di studiare la battaglia di Waterloo perchè l’ho vissuta dentro, nel mio territorio cranico, in quello spazio dove solo Freud la sua domestica e pochi altri potevano mettervi piede. Non leggevo, non studiavo, i compiti li completavo alle prime luci dell’alba, tutto questo perchè i miei pomeriggi erano anestetizzati dal ping pong. Sbarcavo al tavolo verde dell’oratorio nel primo pomeriggio lasciandolo non prima delle sette di sera, colleziondo non meno di 30 partite, vittorie e sconfitte equamente divise. Battute, rovesci, dritti, palline tagliate, la racchetta era la mia bacchetta magica, mi aiutava a respingere oltre che la pallina anche tutte le avversità della crescita. Un’arma ben foderata dalla gomma dietro la quale, per esempio, potersi nascondere, confesso che malgrado la mia stazza mi riusciva facile. Nel frattempo, venivo bocciato a scuola ma crescevo al ping pong, perché se la vita è anche una questione di tavoli, il mio tavolo era senza sedie con una rete in mezzo, una dogana verso quell’oltre che si faceva chiamare punto. Si è così rappresentato un mondo di rimbalzi, di punti strappati al bordo tavolo, di palline infrante contro la rete, di avversari che nel magistero dei ricordi sono diventati un unico grande avversario, quell’unica grande faccia da ping pong che tutti noi chiamiamo destino. 

 

—————————————————-

  Commenti solo nel guestbook

 

  

La dimensione ping pongultima modifica: 2008-12-13T12:42:00+00:00da ilparra
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento