La mafia dentro

Qualche mese fa in taxi a Valencia il tassista mi ha chiesto: lei che è italiano è più per la pizza o gli spaghetti? Una di quelle domande che mi ha strappato un sorriso, nonostante non fossi di un umore celestiale. Credo che per educazione abbia omesso la parola mafia, ma si sa, all’estero l’immagine oleografica del bel paese è pizza, spaghetti, mafia e mandolino. Da ragazzino la parola mafia l’associavo alle pistole, alle rapine, a quelle facce di gente dalla barba incolta, con uno sguardo ieratico e con i capelli impomatati. Crescendo la parola mafia è diventata sinonimo di intrighi, misteri, malaffare, ma sempre in una prospettiva lontana, sfuocata, geolocalizzata in un circondario lontano da quello nel quale mi trovavo ad agire nella allora prospera Milano.

Negli anni a seguire, la sensibilità e l’attenzione si sono più affinati attenzionandosi meglio sulla realtà e rivisitandone attraverso attente letture fatti ed episodi che dalla cronaca si sono poi collocati in una dimensione ascrivibile alla storia. La parola mafia si è così sfarinata di quei sussulti emotivi ed è diventata più visibile, direi più reale, in una dimensione quasi planimetrica che si è stagliata davanti agli occhi. Ha assunto quindi una dimensione multiforme nelle sue infinite latitudini e longitudini, decentrandosi e sommergendosi, rendendoti magari suo complice perché andavi spesso per comodità a fare la ricarica telefonica in quel dato bar dove anche un cieco non poteva non vedere e sussumere la realtà che vi albergava dentro.  ( continua)

 

La mafia dentroultima modifica: 2013-04-19T13:34:00+00:00da ilparra
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