La mafia dentro ( 2)

Ho sempre considerato i taxi una sorta di lettino dell’analista itinerante, la ristrettezza dello spazio e le immagini mutevoli che circondano il fluire del viaggio accrescono talvolta le conversazioni di quella profondità e franchezza che normalmente sono assenti. Così che un mio viaggio in Sicilia, 13 anni fa, decisi di farlo in taxi. Ricordo un viaggio dall’albergo di Sciacca, nel quale eravamo alloggiati, fino a Palermo, viaggio stupendo, attraverso lo sperduto paesaggio della valle del Belice. L’interesse del viaggio si era anche confezionato per il grande merito del tassista che ci accompagnava, un siciliano oltre la sessantina, uno di quei volti che parevano venire da lontano, fotografati in quei tanti documentari della Rai in bianco e nero che mi è corso di vedere.

Non ricordo come tirai fuori l’argomento Mafia, la presi sicuramente alla lontana, tanto per tastare i pensieri del tassista, un uomo del sud, uno di quei siciliani che difficilmente si allontanano per più di 4 o 5 volte nella vita dalla loro isola.  Lui prese subito le distanze dalla mafia del tempo ( 1999), che giudicava sanguinaria e senza un codice d’onore, facendomi quindi un’elegia della mafia degli anni 50/60. Una mafia che ti aiutava, che non ammazzava i bambini e le donne, io mi limitavo solamente a qualche risposta accomodante più che altro per pungolare la sua fabula. Avvicinandoci a Monreale, che è alle porte di Palermo, il suo disquisire si era fatto più elusivo, cominciava a parlare di famiglie importanti indicando in alcuni casi le rispettive abitazioni, quando ad un certo punto ci consigliò di alzare i finestrini, perché non era prudente che le persone sentissero le nostre chiacchiere. Quel timore latente credo che non fosse tanto indirizzato verso di noi, ma soprattutto verso se stesso. Arrivati a Monreale ha preferito non sostare nella piazza più in vista, nell’attesa che noi si facesse le foto di rito per il paese, si è defilato in una via secondaria. Proseguendo poi il nostro viaggio verso Palermo mi era sembrato opportuno cambiare argomento, il caldo si faceva anche sentire, ricordo che provai nuovamente ad abbassare il finestrino, ma anche il quella circostanza mi fu “caldamente” sconsigliato. Mentre il mio sguardo andava talvolta sul tassametro il suo si indirizzava spesso sullo specchio retrovisore.  ( continua)

 

La mafia dentro ( 2)ultima modifica: 2013-04-22T12:48:03+00:00da ilparra
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