L’ Aranciopoli delle arance Valencia

C’erano una volta le arance…..  oggi forse restano le favole a buccia d’arancia.  Mi piacciono le storie ma le storie succose al gusto d’arancia non sono proprio l’agrume narrativo sperato. Dunque…c’erano una volta le arance di Valencia,  figlie di una regione calda,   nate con il preciso intento di rendere grazia al mondo della loro esistenza offrendogli in cambio quel gusto pieno e  intenso. Polpa succosa, grande quantità di zuccheri,  in tutte le loro varianti tipologiche, tutte comprendenti  quelle proprietà organolettiche che le rendono un frutto pressoché indispensabile da tenere sulle nostre tavole. Per i valenciani le arance,  come il riso, sono le amiche più fedeli della tavola, custodi di vitamine le prime e di carboidrati il secondo,  permeati e sostanziati da molti di quei colori e sapori che officiano la cucina spagnola.

Ma…le arance valenciane non sono solo le arance di Valencia, sono anche una varietà di arance presenti sul mercato, questo perché decenni orsono qualcuno pensò bene di brevettare il marchio “Valencia” e metterlo sul mercato, così che l’arancia Valencia  viene anche prodotta in Sud Africa, sud America, e in Italia. Naturalmente gli standard di qualità sono assai differenti.

La storia delle arance valenciane quindi non è proprio a lieto fine. Qualche decennio fa è sbarcata la grande distribuzione francese anche qui nella regione valenciana.  Il celebre agrume di Valencia cominciava a creare disturbo al mercato delle multinazionali abituate a servire sui loro scaffali frutta d’importazione di qualità discutibile, trattata con sostanze non controllate e proveniente da paesi le cui realtà politiche sono facilmente addomesticabili.  Succede così a Valencia di inoltrarsi nel  reparto ortofrutticolo di una nota  catena francese della grande distribuzione e trovarsi davanti alle fauci del carrello proprio le arance “Valencia”. La scritta Valencia sull’etichetta è molto evidente, ma basta soffermarsi qualche istante per leggere anche la provenienza, Sud Africa, 4 kg 3 euro e 60. A fianco le arance “Valencia”, figlie della regione valenciana 4kg oltre 5 euro.  I prezzi sono in continua oscillazione ma è poco comprensibile come le arance raccolte a pochi km dal luogo dove sono vendute costano sensibilmente di più di arance provenienti dal Sud Africa. La stessa cosa naturalmente avviene in Italia e in altri paesi della Comunità europea.

Cosa può fare il sottoscritto, se non andare a parlare con un contadino spagnolo che vende le arance di Valencia, quelle autentiche e chiedere spiegazioni? La risposta è che  la grande distribuzione, per non soffocare il mercato dei prodotti autoctoni, richiede standard altissimi di qualità, ovviamente non gli stessi standard che richiedi dai produttori loro vicini. Pertanto i contadini  valenciani per poter vendere alla grande distribuzione hanno costi  superiori che si ripercuotono sul prezzo finale. Ho chiesto su cosa si basano questi standard di qualità così esasperati. La risposta è stata che si concentrano prevalentemente sulla forma, sul peso e sul colore della polpa. A seguito di queste difficoltà i contadini sono costretti a dover ridurre i margini di guadagno, con tutte le conseguenze intuibili. Lascio al lettore le intuibili considerazioni…

Così i contadini hanno iniziato a vendere sempre più diffusamente  le arance direttamente al consumatore , taluni si sono ingegnati a venderle anche su internet, altri hanno cambiato mestiere lasciando milioni di arance a marcire su terreni abbandonati. Uscendo dalla città si possono vedere distese infinite di aranceti a perdita d’occhio e la sola idea che a Valencia le arance vengono importate dal Sud Africa fa intuire che la madre di tutte le agronome follie abita qui.

L’ Aranciopoli delle arance Valenciaultima modifica: 2014-01-13T10:59:06+00:00da ilparra
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8 Comments

  1. Che dire? ho visto un servizio alla tele dove a parlare erano i produttori siciliani di ottime arance, ormai non hanno più interesse a venderle , perchè il mercato è invaso dalle arance per lo più provenienti dalla Spagna, ma poi chissà da dove di dubbia provenienza a prezzi stracciati. Finchè conteranno i soldi non si andrà da nessuna parte sia a livello lavorativo che qualitativo. Per quanto mi riguarda non mangio arance.

  2. Volevo dire non mangio arance, ma tutta l’altra frutta tranne le mele che però bevo i succhi, ma secondo me sarà stesso iter che per le arance su questo non ci piove, ci vorrebbe a km zero. Il mio sogno sarebbe che una volta ogni tanto viene a trovarmi il contadino e mi porta la sua frutta di stagione anche pagarla un pò di più ma è tutta un’altra situazione. Però oggigiorno la qualità è quella che è;ti faccio un esempio io sono in una zona dove i salumi sono sempre stati famosi e non hanno pari,(PC) io ricordo che quando ero piccola mi sembrava di essere già sazia solo a sentire il profumo della coppa, e del prosciutto ecc invece oggi ne mangi 2 etti e non sa di niente massimo è ipersalato, e pensi non ne mangero mai più.
    Gian Luca dimenticavo ma tu come tecnicamente fai a non dover approvare i commenti?
    Ciao!
    Ho cercato di capire ma niente da fare.

  3. Personalmente credo che la grande distribuzione abbia dato la spallata finale all’agricoltura. Ora ci propinano il bio, ma non sono sempre convinto che garantisca una qualità superiore. Io mi difendo cercando di guardare la provenienza, acquistando sempre frutta di stagione e poi….. Qui a Valencia le arance sono il frutto per antonomasia, ne trovi ovunque sugli alberi, in città ed in periferia, è sufficiente che allunghi il braccio e ne stacchi una….. L’aspetto surreale è che nella grande distribuzione trovi la frutta locale a prezzi superiori rispetto a quella importata dal Sud America, proprio per le ragioni che ho menzionato nel post. Le arance le puoi ordinare su internet direttamente al contadino e te le portano a casa, ovviamente è conveniente se ne acquisti una certa quantità, essendo noi in due non è conveniente, così vado sulle arance di Valencia bio, anche se prima devi superare lo shock del passaggio alla cassa :-))

    p.s. Per approvare i commenti, una volta entrata nella tua pagina, devi andare sulla barra nera in alto, cliccare sulla bolla dei commenti, per poi intervenire sulla finestra per sbloccare i commenti. Avrai i commenti in moderazione. Ti consiglio di inserire il link del blog quando fai i commenti. Cmq questa piattaforma “satellite” con WP non c’entra proprio niente…..( avevo aperto un blog in passato su WP, per chiudere quello su Myblog, proprio per ragioni di contatti e di indicizzazione su Google e di qualità grafica, per poi decidere di lasciare aperto anche questo (Myblog), dotandomi così del dono dell’ubiquità, che mi fa postare su entrambi i blog, fino a quando non deciderò di chiuderlo. Ad ogni modo questo blog ( ex MyBlog) spesso non carica la pagina iniziale, è osceno come servizio, probabilmente si vuole che gli utenti vadano direttamente sulla piattaforma madre di WordPress. Del resto oramai i “veri”blogger sono merce rara, oramai quasi tutti sollazzano il loro narcisismo internautico sui social network ( Fb,Tw,Wzz) compreso il sottoscritto, che però deambula un pò ovunque. ciao!!

  4. Grazie della tua opinione, in tutto ciò il logo W che sembra quasi identico ad una famosa macchina tedesca ,che a differenza del veicolo non parte bene, il fatto che siamo ancora my blog però non c’è più my blog ma non siamo nemmeno wordpress siamo nella terra di mezzo? e sia peggiorata la gestione in ogni senso. Sono sempre dell’opinione che prima o poi diventeranno tutti a pagamento, ma cmq sono anni è stato tutto interessante anche se dovesse finire qui per me.
    Ciao 🙂

  5. pagamento… può darsi, ma vorrebbe dire dimezzare gli utenti, quasi azzerandoli…. e poi ci sarà sempre una piattaforma dove pubblicare gratis. Credo che i supporti mobili abbiano modificato il modo di comunicare degli internauti, proprio perché le loro ridotte dimensioni ( smartphone ect…) invitano alla rapida chattata nei social network, molto più che a scrivere un post articolato. I blog se ben definiti ( non certamente come il mio che è disordinato negli argomenti e un pò trascurato) credo che possano acquisire un loro valore molto più di prima che erano numericamente più attivi ma dal punto di vista di contenuti forse un pò più blandi, almeno credo…;-). iaooo!

    • Ok, è vero, però per es. nel mio caso qualche mese fa con lo smartphone riuscivo ad autenticarmi volendo anche scrivere e commentare e postare adesso invece mi dice: “indirizzo errato” non so se è solo nel mio caso, per cui adesso per quanto riguarda qui devo essere su un pc. E’ certo che molti sono più agitati nel chattare perchè hanno un profilo su fb e twitter o whatsapp e non un sito come può essere un blog, dove un minimo devi riflettere per editare e in questo il blog è una possibilità molto valida. Sul fatto del pagamento non so come finirà magari ci faranno pagare l’imu blog XD.
      Buongiorno.

  6. Ciao Milena, scusami ma ieri sera la piattaforma non mi faceva accedere come spesso capita, ah..ah.. surreale questa piattaforma…. Per quanto riguarda l’IMU non me ne parlare, faccio un rapido salto la prossima settimana a Milano, giusto per saldare questi oboli :-((( Allora: puoi inserire le parole chiave scendendo sotto la finestra nella quale pubblichi il post. Per i Tag li trovi sempre nella pagina di pubblicazione sulla colonna di destra in basso, inserisci la parola e poi clicca su aggiungi. iaooo

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