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<title>Il Parra</title>
<description>Conosco la storia, soprattutto la mia</description>
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<lastBuildDate>Fri, 17 May 2013 20:11:25 +0200</lastBuildDate>
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<title>Il blocco Grillo</title>
<link>http://ilparra.myblog.it/archive/2013/05/17/il-blocco-grillo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Fri, 17 May 2013 20:11:25 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;In Italia si vive bene, lo sappiamo, non manca proprio nulla, c’è il sole, il mare, la storia, stupisce solo che per essere oramai un paese fragile ed eterodiretto si abbia ancora voglia di parlare di costituzione, diritti civili, identità nazionale. Che dire di un paese che al termine delle ultime elezioni ha visto determinarsi uno scenario&amp;nbsp; politico&amp;nbsp; sposato alla più totale ingovernabilità, scenario facilmente prevedibile, proprio per questo non risulta difficile pensare che sia stato artatamente costruito. Definiamo elettoralmente 3 blocchi partitici distinti e strutturati, facciamo in modo che abbiamo una consistenza e un peso politico assimilabile, ma che siamo immarcescibilmente incompatibili. Il terzo di questi gruppi, quello costituito recentemente, quello più forcaiolo e guerrafondaio utile a raccogliere ed incanalare l’insoddisfazione di massa e soprattutto a riequilibrare numericamente la situazione tra gli altri due blocchi. Il blocco Grillo è quindi il terzo blocco, il blocco utile alla redistribuzione delle forze in campo, il contenitore degli umori, ma soprattutto dei malumori del paese, il cui unico scopo non è la governabilità ma la digeribilità di una situazione politica. Chi non si identifica nei due blocchi di potere PD e PDL, può sempre evacuare il suo malessere incanalando la sua sensibilità politica nelle file di un movimento pronto ad accoglierla. Quanto durerà tutto questo? Chissà, forse solo il tempo di una tornata elettorale appena trascorsa. L’orizzonte comune? Una stagnazione di durata indefinita, confiscata all’oscillazione globale di umori misconosciuti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Berlusconi la cricca e la clicca …</title>
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<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Mon, 13 May 2013 12:20:00 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Talvolta ho il sospetto che il miglior modo per essere informati è disinformarsi. Aprire il &amp;nbsp;sito del Corriere e Repubblica e vedere che aprono ancora con Ruby e Berlusconi è un’esperienza quantomeno prostatica. Vedere il fuoco mediatico del nulla informativo che indirizza le sinapsi dei suoi prodi lettori su un binario morto è illuminante nel cogliere il preciso e involuto intento mediatico a voler lasciare pascolare le coscienze in un terreno annebbiato di inesistenze collettive, avvinte dall’inutile esperienza elettorale e dalla manifatturiera voglia di cliccare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Dio è morto, Marx pure, ma Google ci vede molto bene</title>
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<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Sun, 05 May 2013 11:21:36 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 10.0pt; line-height: 115%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://ilparra.myblog.it/media/01/02/321737499.JPG&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img id=&quot;media-2367950&quot; style=&quot;float: left; margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0;&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://ilparra.myblog.it/media/01/02/650478790.JPG&quot; alt=&quot;CIMG0946.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Credo sia capitato a tutti di trovarsi per strada, magari in un primo pomeriggio di un giorno qualunque, in un paese qualunque, ad un orario qualunque e per un motivo qualunque. Nella fattispecie, il sottoscritto in quel periodo viveva in quel di Faenza, comune romagnolo alle pendici delle colline e ad una trentina di Km dal mare, l’intorno del territorio apparentato con maleodoranti fabbriche che rendono talvolta l’aria nauseabonda tanto quanto la classe politica nostrana. Seduto su una bicicletta invecchiata nelle cantine locali non meno di 30 anni attraversavo corso Garibaldi per arrivare in Piazza del Popolo, quando vengo fotografato da una delle tante macchine che Google fa scodinzolare in ogni dove alla conquista delle mappe. Già perché un tempo si combatteva per i territori, ora le grandi multinazionali combattono per il predominio delle mappe virtuali. A parer mio la modernità non sconfiggerà mai la storia, al massimo farà più click. Considerato che nell’immagine mi sento perfettamente riconoscibile, lo è il mio giubbino jeans, lo sono le mie chiavi appese al collo, per altro, il tutto è confermato da altre persone a me care, per giunta alcune delle quali utilizzatrici finali di occhiali, mi domandavo di quale privacy possiamo ancora parlare. Dove il diritto ad esercitare un servizio sconfina nell’infrangere un altrui diritto, per l’appunto quello alla privacy? &amp;nbsp;Mi domando quanto tempo dovrà ancora passare, prima che le persone &amp;nbsp;“pettinate” per &amp;nbsp;strada dalla tecnologia di Google, vedranno nella pagina di Google Street View un link riconducibile alla loro pagina di Facebook, di Linkedin o di altri social network, dove la sensibilità dei dati postati rende i nostri 4 passi nel mondo quantomeno un po’ meno sconosciuti e soprattutto un po’ meno nostri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La mafia dentro  (4)</title>
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<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 15:49:22 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12.0pt; line-height: 115%;&quot;&gt;Ho sempre pensato che in fondo basterebbe rivoltare le banche come un calzino per scongelare i principali misteri che albergano nella nostra società. Lavorare all’interno di una banca vuole dire essere a contatto con voci e numeri e soprattutto con le persone che ne sono la loro fisiognomica espressione. Se lavori all’interno di una banca può capitarti di vedere facce strane, che si esprimono in modo sgrammaticato, venire ricevute con tutti gli onori. Ospiti riservati che accedono agli uffici nell’orario di pausa pranzo quando la maggior parte degli impiegati sono fuori ufficio, talvolta questi ospiti vestono abiti talari. Se lavori all’interno di una banca può capitare che la ditta che si occupa dell’allestimento delle filiali non è geograficamente affine alla territorialità della banca, ma è ubicata molto più a sud. Magari è una ditta che non ha un sito internet, una lista di clienti, ma possiede un cliente solo, quella banca. Se lavori all’interno di una banca ti può anche capitare di porti una semplice domanda, che ci faccio io qui?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12.0pt; line-height: 115%;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La mafia dentro  (3)</title>
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<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 00:26:00 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 12.0pt; line-height: 115%;&quot;&gt;Anni fa, durante un periodo cupo della mia vita lavorativa mi è capitato di lavorare di notte, solo per questo è stato un periodo cupo….. La notte per molti è respingente, in realtà aiuta a vincere le nevrastenie della vita diurna, i rapporti di vicinato con le altre persone scavano qualche solco in più rispetto alla superficialità della vita lavorativa diurna. I discorsi che zampillano fuori raggiungono rapidamente temi sul vissuto, sul passato recente che ognuno di noi ha prodotto. Questo collega del sud Italia mi raccontava come da giovanissimo era arrivato a Milano da una regione del sud Italia. No, nessun viaggio in treno, nessuna valigia di cartone, bensì una Fiat Punto turbo diesel che gli era stata regalata da uno zio.&amp;nbsp; &lt;em&gt;Sai, mio zio è uno che….&amp;nbsp; Insomma mi hai capito&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;Io giù avrei potuto fare qualsiasi cosa, ma ho preferito venire via, partire per Milano, però per farlo mi ci voleva una macchina, lui mi ha chiesto che macchina preferisci, e io ho scelto una Punto turbo diesel. Poi che hai fatto appena arrivato a Milano? Mi sono sistemato a casa di un cugino di mia madre. Anche lui un tipo come tuo zio? &lt;/em&gt;Nessuna risposta, mi ha solo sorriso, non gli ho chiesto altro, la notte si è più curiosi, ma non fessi del tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La mafia dentro ( 2)</title>
<link>http://ilparra.myblog.it/archive/2013/04/22/la-mafia-dentro-2.html</link>
<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:48:03 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%;&quot;&gt;Ho sempre considerato i taxi una sorta di lettino dell’analista itinerante, la ristrettezza dello spazio e le immagini mutevoli che circondano il fluire del viaggio accrescono talvolta le conversazioni di quella profondità e franchezza che normalmente sono assenti. Così che un mio viaggio in Sicilia, 13 anni fa, decisi di farlo in taxi. Ricordo un viaggio dall’albergo di Sciacca, nel quale eravamo alloggiati, fino a Palermo, viaggio stupendo, attraverso lo sperduto paesaggio della valle del Belice. L’interesse del viaggio si era anche confezionato per il grande merito del tassista che ci accompagnava, un siciliano oltre la sessantina, uno di quei volti che parevano venire da lontano, fotografati in quei tanti documentari della Rai in bianco e nero che mi è corso di vedere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; line-height: 115%;&quot;&gt;Non ricordo come tirai fuori l’argomento Mafia, la presi sicuramente alla lontana, tanto per tastare i pensieri del tassista, un uomo del sud, uno di quei siciliani che difficilmente si allontanano per più di 4 o 5 volte nella vita dalla loro isola.&amp;nbsp; Lui prese subito le distanze dalla mafia del tempo ( 1999), che giudicava sanguinaria e senza un codice d’onore, facendomi quindi un’elegia della mafia degli anni 50/60. Una mafia che ti aiutava, che non ammazzava i bambini e le donne, io mi limitavo solamente a qualche risposta accomodante più che altro per pungolare la sua fabula. Avvicinandoci a Monreale, che è alle porte di Palermo, il suo disquisire si era fatto più elusivo, cominciava a parlare di famiglie importanti indicando in alcuni casi le rispettive abitazioni, quando ad un certo punto ci consigliò di alzare i finestrini, perché non era prudente che le persone sentissero le nostre chiacchiere. Quel timore latente credo che non fosse tanto indirizzato verso di noi, ma soprattutto verso se stesso. Arrivati a Monreale ha preferito non sostare nella piazza più in vista, nell’attesa che noi si facesse le foto di rito per il paese, si è defilato in una via secondaria. Proseguendo poi il nostro viaggio verso Palermo mi era sembrato opportuno cambiare argomento, il caldo si faceva anche sentire, ricordo che provai nuovamente ad abbassare il finestrino, ma anche il quella circostanza mi fu “caldamente” sconsigliato. Mentre il mio sguardo andava talvolta sul tassametro il suo si indirizzava spesso sullo specchio retrovisore.&amp;nbsp; ( continua)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 14.0pt; line-height: 115%;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La mafia dentro</title>
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<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 13:34:00 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Qualche mese fa in taxi a Valencia il tassista mi ha chiesto: lei che è italiano è più per la pizza o gli spaghetti? Una di quelle domande che mi ha strappato un sorriso, nonostante non fossi di un umore celestiale. Credo che per educazione abbia omesso la parola mafia, ma si sa, all’estero l’immagine oleografica del bel paese è pizza, spaghetti, mafia e mandolino. Da ragazzino la parola mafia l’associavo alle pistole, alle rapine, a quelle facce di gente dalla barba incolta, con uno sguardo ieratico e con i capelli impomatati. Crescendo la parola mafia è diventata sinonimo di intrighi, misteri, malaffare, ma sempre in una prospettiva lontana, sfuocata, geolocalizzata in un circondario lontano da quello nel quale mi trovavo ad agire nella allora prospera Milano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Negli anni a seguire, la sensibilità e l’attenzione si sono più affinati attenzionandosi meglio sulla realtà e rivisitandone attraverso attente letture fatti ed episodi che dalla cronaca si sono poi collocati in una dimensione ascrivibile alla storia. La parola mafia si è così sfarinata di quei sussulti emotivi ed è diventata più visibile, direi più reale, in una dimensione quasi planimetrica che si è stagliata davanti agli occhi. Ha assunto quindi una dimensione multiforme nelle sue infinite latitudini e longitudini, decentrandosi e sommergendosi, rendendoti magari suo complice perché andavi spesso per comodità a fare la ricarica telefonica in quel dato bar dove anche un cieco non poteva non vedere e sussumere la realtà che vi albergava dentro.&amp;nbsp; ( continua)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>La ret…orica di un mondiale di calcio in Brasile</title>
<link>http://ilparra.myblog.it/archive/2013/04/12/la-ret-orica-di-un-mondiale-di-calcio-in-brasile.html</link>
<author>noreply@myblog.it (ilparra)</author>
<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 00:28:00 +0200</pubDate>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Pensavo di partire per un viaggio nella banalità, ma…. durante un ammanco di corrente neuronica mi sono ricordato che il prossimo anno ci sono i Mondiali di calcio in Brasile. Ora, il Brasile è già la nazionale di calcio più forte al mondo, notoriamente il paese organizzatore dei mondiali gode dei favori ( arbitrali) del pronostico, rendendolo spesso protagonista se non vincitore. Domandarsi chi vincerà il Mondiale di calcio del &lt;/span&gt;2014 in&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Brasile non è forse la retorica che si fa arte?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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