LA STORIA QUASI VERA DEL DOTT. BENNISTEFANO

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Un racconto del Parra:

Non è il caso di iniziare una storia con la parola vorrei, è un verbo declinato all’impotenza, è una manifestazione lapidaria di incanto per qualcosa che non si possiede, ma che si vorrebbe avere. Quindi non inizierò con la parola vorrei… ed ecco che l’ho ancora scritta, che diavolo! Scusate per l’infervoro. Giuro che non scriverò più questo verbo, potessi essere fulminato all’istante e se qualcuno covasse il dubbio che sto per scriverlo, che mi fermi subito! Cominciamo con il dire che l’inverno è un po’ quel maniscalco che tutto aggiusta, impone con la forza le ragioni della sua rigida e poco malleabile temperatura. La finestra dello studio del dott. Bennistefano dava su un cortile retrattile, giusto per garantire il passaggio del treno alla piccola stazione del paesino di Sompazzo. Il dott. Bennistefano aveva lo studio al primo piano del vecchio palazzo della stazione, mentre i suoi lunghi e canuti riccioli raggiungevano il piano interrato, trovando posto in una piccola mansarda allestita per loro, con giochi e vettovaglie di ogni tipo e con la presenza di un parrucchiere rasta, pronto a dargli qualche pettinata nel caso mancassero di rispetto al cuoio capelluto. Il dott. Bennistefano oltre a fare il capostazione, scriveva storie che pubblicava sul giornale del suo paese, il Sompazzo Day. Un giorno, per un disguido postale ricevette una raccomandata indirizzata al signor Stefano Benni, netturbino, nato da genitori italiani nei Paesi Bassi, residente da ventanni  a Campobasso. Il dott. Bennistefano prima ancora di aprire la busta fu incuriosito da quel nome, Stefano Benni, suonava bene… così continuava a ripetere tra sé e sé e poi davanti allo specchio, Stefano Benni, mesdames et messieurs, ladies and gentlemen, ecco a voi Stefano Benni lo scrittore! Provò anche a chiedere al parrucchiere rasta cosa ne pensasse di quel nome e ottenuta risposta favorevole, decise da un giorno all’altro che d’ora in poi si sarebbe chiamato Stefano Benni! Ed ecco che per un semplice e banale disguido postale è nata l’identità di un grande scrittore. Mentre il parrucchiere rasta è rimasto a dirigere la stazione di Sompazzo, in attesa che un disguido postale cambi anche a lui la vita.

 

 

 

 

LA STORIA QUASI VERA DEL DOTT. BENNISTEFANOultima modifica: 2007-07-19T18:38:00+02:00da ilparra
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6 Comments

  1. Ti sorprenderò ulteriormente: forse sono l’unica che vuole scappare da Firenze per venire a vivere a Milano. Propongo un equo scambio di case 😉
    Buona serata, Lilli.

  2. Grazie per il bellissimo commento al mio post su Kafka ed anche per il racconto di grande effetto che ho letto tra il serio ed il faceto .Un grato saluto .Corinina

  3. Divago – La Fiacca 2-0 . Quindi, effettivamente, l’ho battuta. Conosco tanti che devono esser nati e vissuti a Sompazzo… :-))) Buona giornata.

  4. Grazie Poldina!! Invidio moltissimo il tuo nickname……ciao
    @Lilli: ah…. Ma vuoi mettere il tuo Arno con lo schifiltoso Naviglio…. Milano è divenuta a misura di business…ma non per viverci! Sempre che tu non intenda trasformarti in una banconota. Forse Firenze è una città pò chiusa, refrattaria….magari sbaglio! ciao
    @ Corinina: Chissà se abbiamo strappato un sorriso anche a kafka….ciao e grazie
    @ amicafragile: ho sentito all’improvviso un alito di vento…forse era il tuo rapido saluto! ciao
    @drDivago: Hai battuto la fiacca perchè giocavi in casa…. un pò come battere il tappeto.. sull’unghia…. forse un buon modo per evitare di mangiarsele… ah.. ciao

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