La poesia in tintoria

edfdcfefeebf60a1fdd51fa26c602ec8.jpg    Un racconto del Parra 

Solo la menta balsamica ha la facoltà di stupire il palato, di nascondersi tra i denti, non prima di profondere in tutte quelle intercapedini gengivali quel fulgido aroma che fa galoppare a mille le papille gustative. Ti fa sentire di essere al mondo con un semplice respiro. Quel 28 Gennaio ero a casa, a dir la verità, ero a casa da sette giorni sotto le forche caudine di un raffreddore che oramai stava passando, ma, che mi stava ancora beatificando, trattenendomi a casa da scuola. Niente lezioni, niente compiti, sentivo i miei nove anni tutti rattrappiti nel naso che colava in continuazione, per il resto mi sentivo bene, la febbre, il mal di testa e tutta quella spossatezza erano solo un ricordo che sfogavo nel fazzoletto con le iniziali del mio nome cucite a mano, attento a non imbrattarle con il muco. E poi avevo quel pacchetto di caramelle alla menta balsamica che mi aveva regalato il giorno prima un’amica della nonna, la signora Fernanda, vengono dall’America sono una novità, vedrai che ti faranno subito sentire meglio, mi aveva detto.

 

 

La mattina del 28 il pacchetto di caramelle era già finito, avevo già fatto la cacca due volte e la cosa non mi dispiaceva, mi era sempre piaciuto fare la cacca, stare lì chiuso nel bagno mi faceva star bene, sentivo appieno tutto l’odore di una mattina lontano da scuola. Non c’è odore più libertario che quello della cacca, lo pensavo allora e lo penso oggi. Avevo ancora l’alito “intirizzito” di menta, la nonna diceva: te spuset de menta se sent fin chi!…. Ero sereno, anzi felice in casa con la nonna di mattina, lei che passava lo straccio sul pavimento, io lasciavo sfrecciare le mie macchinine, e poi la gioia di poter usare l’aspiravolvere elettrica. Ogni cosa vista di mattina ha un’altra faccia, e governare  l’aspiravolvere  mi faceva sentire di essere al galoppo di una potentissima motocicletta. Il suono del campanello aveva interrotto tutta quella fucina di cose, la nonna da saggia abitudine si accostava sempre allo spioncino della porta quando suonavano, io ancora non ci arrivavo, mi limitavo ad accostare l’orecchio alla porta. Era la signora Fernanda, passata a trovare una persona nel palazzo, trovandosi lì, era venuta a portare un salutino, anche per sapere come stavo. Ricordo che senza neppure salutarla le ho immediatamente chiesto le caramelle alla menta balsamica.

 

-Tesoro le ho finite, ma se vieni con me in tintoria ti compro un pacchetto.

 

Io non avevo saputo resistere, dai andiamo, le ho subito risposto. La nonna non era proprio convinta, del resto ero ancora influenzato, ma una giornata di sole, il sorriso della signora Fernanda e la prospettiva di poter finire le faccende di casa senza avermi tra i piedi devono averla convinta.

 

 

Credo di non essermi mai più rivestito così rapidamente, ovviamente avevo dimenticato qualche pezzo, soprattutto l’ingrediente principale in quelle condizioni, la sciarpa, poi il cappellino, i guanti e…. giù lungo le scale a fare da apripista a Fernanda che si era ancora attardata a parlare con la nonna. La prima tappa era il bar per prendere le caramelle, mano nella mano con Fernanda.

 

 

-Scommetto che vorresti essere a scuola adesso.

 

-No!

 

E dove vorresti essere allora?

 

-Boh, non lo so!

 

– Ti piace leggere?

 

-No, sì… un pochino.

 

– Secondo me ti piace. Sai che la caramella alla menta che hai in bocca la stai anche leggendo?

 

-E come?

 

– Dai un  respiro forte, forte e… dimmi subito la prima parola che ti viene in mente.

 

– Quale parola?

 

– La prima che ti viene in mente dopo aver fatto un bel respiro alla menta balsamica.

 

– Eh… cielo.

 

– Ecco vedi, la parola cielo era quella scritta sulla caramella, vedi che le caramelle si mangiano e si leggono?

 

– Non è vero….

 

 

Così, con questa cosa che le caramelle si mangiano e si leggono ci siamo avviati verso la tintoria, io ad ogni respiro provavo a pensare ad altre parole, terra, suono, vigile, macchina, e lei continuava a ripetermi, vedi quante parole sono scritte su una caramella balsamica? Non ero convinto, ma mi piaceva questa cosa, l’idea che da qualche parte sulla caramella, in carattere minuscolo fossero scritte queste parole, era fantastica. Nel frattempo andavamo verso la tintoria, non era la solita che frequentavamo anche noi e non era nemmeno tanto vicino, ad un certo punto avevo chiesto se c’era da fare ancora molta strada. No, siamo quasi arrivati, ancora un po’ di pazienza, aveva detto Fernanda.

 

 

Finalmente dopo un altro po’ di strada siamo arrivati alla tintoria, una strana tintoria, vista da fuori non lo sembrava neppure. Il gradino all’ingresso era malandato, la porta cigolava denunciando una certa instabilità, la prima cosa che mi ha investito è stata una strana musica, allegra, simpatica, ma che non avevo mai sentito. Oh… ma che bello ha detto subito Fernanda, Charles Trenet, tic, tac, tic , tac…. Lei pareva conoscere a memoria quella canzone, io ignoravo pure in quale lingua stesse cantando, però era una musica allegra e mi piaceva. Dal retro era uscita una signora, non mi aveva fatto una bella impressione, era trascurata, dimessa, io mi ero avvicinato a Fernanda cercando un conforto fisico. Poi la donna ha cominciato a citare una poesia:

 

 

Che cosa vedi adesso?

 

Globi rossi, gialli, viola?

 

Un momento! E adesso?

 

Mio padre, mia madre e le mie sorelle.

 

Sì! E adesso?

 

Cavalieri in armi, belle donne, volti gentili.

 

Prova queste?

 

Un campo di grano- una città.

 

 

-Dipplod l’ottico di Edgar Lee Masters, vedo che stai facendo progressi mia cara, aveva risposto Fernanda. Scusa, ma ho poco tempo, non posso fermarmi, devo portare il bambino a casa che è ancora raffreddato …

 

– Subito Fernanda, comunque non finirò mai di ringraziarti per avermi fatto conoscere l’Antologia di Spoon River, mentre stiro non faccio altro che citare tutte quelle meravigliose poesie e credimi, stirare mi pesa meno.

 

Quando siamo usciti dalla tintoria io non parlavo, ero come frastornato da quelle cose che avevo sentito, il caldo e quell’odore di “tintoria e di poesia”… e Fernanda se n’è subito accorta. Già perché senza accorgermene avevo associato l’odore della tintoria alla poesia, incollandoli per sempre.

 

 

-Come ti è sembrata la tintoria?

 

-Strana.

 

-E la poesia?

 

-Strana.

 

-Non ti piacciono le cose strane?

 

– Sì.

 

– Quando sarai più grande, la prima cosa che dovrai fare sarà leggere L’Antologia di Spoon River, non importa quando, ma me lo devi promettere, va bene?

 

– Va bene.

 

 

Con la nonna, una volta arrivato a casa non ho parlato di quella strana tintoria e di quella poesia, ho ripreso i miei giochi e ho giocato, giocato…..Poi un giorno quando è morta la nonna, mi sono accorto di essere diventato grande e mi è tornato alla mente quel libro, l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, riscoprendo quella poesia che avevo sentito in parte in quella tintoria. Rileggendola mi sono ritrovato addosso  quel  calore di tintoria di un tempo, ho ricordato tutte quelle parole dentro alle caramelle alla menta balsamica, e poi la mente è andata a Fernanda e a quanto mi aveva fatto scoprire. Aveva ragione, le parole esistono anche dentro le caramelle e la poesia…. Bè la poesia è tutto quello che ci portiamo addosso e un giorno o l’altro è cosa buona portarla anche in tintoria….

 

 

Dedicato a Fernanda Pivano

 

www.fernandapivano.it

 

 

 

La poesia in tintoriaultima modifica: 2007-08-03T10:40:00+02:00da ilparra
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10 Comments

  1. Ho letto l’Antologia di Spoon river quando frequentavo il primo liceo, quindi qualche secolo fa. Il mio incontro con la poesia americana e con le traduzioni della Pivano è stato molto più prosaico ma non per questo meno intenso. Direi invece che la modalità da te descritta è oltremodo originale, come dire, cambiando prospettiva si apprezzano altre percezioni, non solo poetiche.
    Cloud_y

  2. Allora esiste anche il processo inverso, tu hai letto atraverso il sapore di una caramella, io invece ho sentito attraverso le tue parole l’odore forte e particolare di una tintoria e ho rivissuto il ricordo di quando rimanevo a casa con mia nonna se non stavo bene e di quanto mis embrava diversa la mia casa a quelle ore del giorno. Un post molto bello, davvero. Un saluto…Daniela

  3. @Cloud y: viva le nuove prospettive esistenziali e letterarie….e i peccati veniali! ciao

    @ daniela: L’odore della tintoria, rifresca e forse rinfranca i ricordi dell’infanzia…. ciao

    Saluto Melania, Pony, Penny Blue ( Re: è una storia inversamente proporzionale alla verità), Ma.ni ( sono in vacanza, ma… quando è possibile posto)

    @Notturni2: Non posso che ringraziarti! L’argomento è complesso… Consideriamo che siamo in Italia…. Meglio un andamento dirompente, piuttosto che un incedere mesto e improntato alla “Tutela”…

    @Mat: tu non sbagli mai… ciao a presto!

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