Le porte dell’imbarazzo

Qual è l’unità di misura dell’imbarazzo? La percentuale di rossore suscitato, il grado di inclinazione della testa verso un altrove che non si trova, oppure l’incapsularsi delle parole, quante più parole si appiccicano tra loro maggiore è l’imbarazzo… oppure semplicemente la mano tra i capelli… quanti più capelli si incagliano tra le dita maggiore è il grado d’imbarazzo? Se fosse solo rappresentato dalla quantità di sudore suscitato? Ognuno ha le sue porte dell’imbarazzo oltre le quali sale la temperatura del nostro animo, tutto ciò che varca le soglie di quell’uscio in qualche modo viene battezzato….  Già, perché ogni stato d’imbarazzo ha il suo domicilio, quel contratto di locazione che ci paga dalla nostra nascita per sopravviverci dentro, probabilmente anche se volessimo non potremmo scacciarlo. Magari con il tempo gli cambiamo posto, sostituiamo la serratura della sua porta, ma è sempre un nostro ospite più o meno gradito. Che voce ha il nostro imbarazzo, di cosa si nutre, che pensa, sappiamo solo che è silenzioso, non si fa sentire, solo in certi momenti viene a svernare sulla nostra cute, per poi sparire, nascondersi da qualche parte. Eh… si perché pare che  questa società ne sia proprio ghiotta…..

 

Le porte dell’imbarazzoultima modifica: 2007-09-10T17:39:05+02:00da ilparra
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2 Comments

  1. Simpatico questo post, simpatico ma fa anche riflettere…Grazie della visita, forse il grande Kierkegaard nonostante la sua sapienza aveva qualche problema con le donne, ma quella sua frase la interpreto dicendo che per capirle bisogna amarle…Un caro saluto. Carlo.

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