Un vago insalubre sospetto

 Quindi tu scrivi?

Quando capita, ti stupisce la cosa?

Un pochino.

Lo so non capita tutti i giorni di trovare uno scrittore che lavora per un’impresa di pulizie.

Alessandro, sono io, bolognese di 43 anni, lei Anna, siciliana, nata a Catania, di 34 anni, carina. Di lei so solo queste cose, anzi l’età l’ho saputa leggendola, in seguito alla circostanza che questa storia si permette di raccontare.

 

Per questo ogni tanto ti vedevo uscire con dei fogli sottobraccio, pensavo si trattasse di cose da buttare via, invece scrivi.

Scrivo durante le pause, in metrò, quando mi imbosco in magazzino, in ogni luogo in cui posso impugnare una penna e appoggiare un foglio, io scrivo.

Ma i rumori, le persone, non ti distraggono? Come riesci ad isolarti da tutto e scrivere.

Semplicissimo uso il walkman, ci sparo dentro musica country e nessun rumore è più in grado di disturbarmi. Siamo solo io e la mia storia e ti assicuro mi sento sempre in ottima compagnia. Non che non mi piaccia la tua, ma le mie storie sono le cose più care che custodisco.

Quale genere di racconti scrivi?

Adoro i gialli. Mi ispiro un pò ai film italiani degli anni 70. Maurizio Merli, presente?

No, ma ne ho sentito parlare.

Sei sposata?

No!

Hai impegni questa sera?

Sei già a questo punto, come corri.

Così è anche nelle mie storie. I ladri, gli assassini sono subito scoperti, poi succede tutto il resto.

Succede cosa?

 Esci con me questa sera che te ne racconto una.

Eh.. sì, sono bravo ad incuriosire, del resto se uno scrittore non è capace, vuol dire che non sa fare bene il suo mestiere, ed io Alessandro Cavina, modestamente parlando le mie parole le so far filare via bene..

Fissiamo l’appuntamento per le otto di sera in piazza della Scala, vicino all’ingresso della Galleria. La giornata presenta ancora un lungo e interminabile pomeriggio, del resto, per chi lavora in un impresa di pulizie le giornate brevi non esistono, il giorno più tranquillo è il Sabato visto che gli uffici sono sempre vuoti e non hai rompicoglioni che ti fissano come se fossi un marziano. Quante volte avrei voglia di dirgli: Cristo, sto solo pulendo la tua merda, impiegato del cazzo! I sacchi dell’immondizia e gli appunti di un nuovo racconto sono le cose che mi transitano per le mani in tutto il pomeriggio. Ovviamente qualche paglia, un paio di pisciatine, di pomeriggio non mi vien mai da fare altro, ma riesco comunque a chiudermi nel cesso quei venti minuti per rileggere qualche appunto.

Ah.. che goduria alle sei e mezza quando finisco! Non saluto neanche i colleghi che devono proseguire il turno, mi cambio alle sei e venticinque e alle sei e trentuno sono già per strada.  La rottura di palle è tornare a casa con quella fottuta metropolitana, non prendo lo scooter, non voglio che il mio principale pensi di pagarmi troppo, quello per dispetto sarebbe anche capace di togliermi qualche ora e per me, che sono pagato a cottimo, sarebbero cazzi amari. Chi se ne importa dei problemi, questa sera c’è Anna, ed è per lei che mi faccio la doccia, di solito me ne frego. Quando sono dieci giorni che non faccio una doccia arrivo spesso a pensare che gli uomini si lavano per sentirsi più sicuri. Anna credo che si meriti che indosso una giacca di velluto e mi sa che infilerò anche la camicia celeste, ai jeans non rinuncio e poi sono i Levis, con quello che li ho pagati! In cortile c’è lo scooter, scommetto che anche lui è più che mai curioso per l’incontro di questa sera, ha meno di un anno, prende ancora la miscela con il biberon? Ah..ah.. Eccolo lì che prende il gas, come un predatore la sua preda. Alle diciannove e zero cinque stacco il cavalletto da terra, un mezzo giro di gas e mi inoculo nel traffico verso Piazza della Scala. Sono un giallista, ma sento che questa sera potrei anche innamorarmi e da domani scrivere romanzi rosa su carta profumata alle betulle.

Sono proprio uno stronzo, sarà già tanto se farò appoggiare le sue chiappe, non dico sul mio letto, ma al massimo sul sellino della moto e poi è siciliana e non so neanche da dove incominciare. Del resto, che sono uno scrittore, già l’ho detto. Pubblico libri? No, per il momento, al massimo li riassetto in qualche ufficio, dove mi capita di lavare il pavimento, per altro spesso molto male. Mi limiterò a fare solo il simpatico, comunque, troppo fidanzata non deve esserlo, per intanto il problema più immediato è dove parcheggiare lo scooter. Mancano trenta minuti alle otto in piazza della Scala, io e la gente, la gente ed io, così uguali nelle nostre vite, così diversi nel camminare. Gli insicuri camminano sempre in maniera spedita, è come se cercassero di sfuggire alla loro ombra, se solo incroci il loro sguardo sono i primi a respingerlo per paura che tu ti faccia strane idee sul loro conto, i più lenti e pencolanti strabuzzano gli occhi per ogni tacco di scarpa femminile superiore al centimetro, vogliono far credere di saperla lunga e molto spesso ci riescono.

Per quanto mi riguarda aspetto, non ho neanche di che scrivere, fumo una paglia tanto per riscaldare l’attesa. Fumo, quando l’attenzione evapora dalla sigaretta, verso l’ambiente circostante, sembra una sirena, d’ambulanza o della Polizia, che ricopre con la sua sonorità l’insieme della piazza. Personalmente mi mettono sempre un po’ d’inquietudine, non dico che mi viene voglia, per scaramanzia di toccarmi le palle, ma insomma, ci penso. Fra l’altro, questa volta al suono della sirena sembra aggiungersi quel tipico rumore provocato dallo stridere dei pneumatici sull’asfalto, accompagnato dal rombo dei motori portati fuori giri. Se avessi davanti un foglio di carta scriverei subito di una rapina in atto nel centro di Milano, una rapina ad inseguimento stile anni settanta, tra un’Alfetta e una Fiat 128. Il clima nella piazza si fa sempre più incandescente e questa volta il pensiero di scrivere svanisce immediatamente, la gente in strada sembra tutta catturata dall’evento, la direzione da cui proviene il frastuono è via Verdi, una strada adiacente la Scala. Mi avvicino con qualche breve e cauto passo, aspiro dalla sigaretta quanto più tabacco disponibile, ma sono costretto a fermarmi, quando vedo spuntare all’impazzata una Fiat Punto bianca, tallonata a sirena spianata da un’auto della Polizia. Da via Verdi svoltano verso Via Manzoni, nell’immediato, dalla Punto partono dei colpi di pistola verso l’auto della Polizia, la gente per strada s’infila nei portoni e nei negozi, come per una improvvisa esplosione di saldi. Oramai le due auto sono lontane dalla mia vista, riesco ad intravedere il lampeggiante di una seconda auto della Polizia che si frappone davanti alla Punto. Altri spari, urla, frenate improvvise e poi lo schianto, probabilmente contro un palo.

Come un regista cinematografico sono immobile, intento ad osservare la scena, pur se lontano distinguo assai bene la situazione, la Punto si è sfracellata contro un palo della luce con attorno quattro o cinque auto della Polizia. Non so dire di più perché altre sirene mi piombano alle spalle per dirigersi verso l’accaduto. Non resisto alla tentazione di avvicinarmi, potrebbe anche arrivare Anna, non manca molto alle otto, ma che cazzo, con quello che è successo ho fatto il pieno d’adrenalina, ho bisogno di vedere e di sapere, vorrà dire che aspetterà! Dalle voci dei passanti di via Manzoni sento pronunciare la parola rapina, sembra una rapina alla filiale di Banca Intesa, ma non ci presto molta attenzione, la curiosità di avvicinarmi al quel grumo di luci lampeggianti è forte, mi separano solo qualche centinaio di metri. I primi agenti sul posto si premurano di non far avvicinare troppo le persone, hanno un bel da fare anche loro, in questi casi si passa dalla paura di morire a quella di non riuscire a vedere in pochissimi secondi. Dalla posizione che ho raggiunto riesco anche ad intravedere il parabrezza sfondato della Punto, si notano subito le sagome dei due rapinatori, sono piegate in avanti e hanno tutta l’aria di non avere più nulla a che fare con la vita.

Indossano una sorta di passamontagna, sembra una di quelle coperture che si mettono sotto il casco da moto per non avere freddo nei mesi invernali. Penso subito al bottino, perché ne avranno uno! Forse gli è andata male, magari è andato tutto storto e stavano fuggendo. Un  po’ mi dispiace, le rapine in banca, se portate a termine hanno un fascino che travalica abbondantemente il culo di una brasiliana. Sicuramente da vivi non avranno mai avuto così tanti occhi addosso, magari erano anche un po’ narcisisti e di tutto questo stanno quasi divertendosi, che cazzo dico, sono morti! Finalmente un poliziotto toglie alle vittime il copricapo, ma dalla posizione in cui mi trovo, riesco solo a vedere in viso, quello seduto sul lato passeggero. Sembra una donna! Cristo è una donna. Una donna! Ma.. Non è possibile. Dio mio, dimmi che sto sognando.

Oddio vorrei urlare, ma non posso, potrei essere notato e magari arrestato per complicità in fin dei conti io quella donna la stavo aspettando! Anna! Anna! Non è possibile, ma è lei. Ci siamo parlati solo poche ore fa, è lei, la riconoscerei anche tra mille persone, è lei! Dovevamo incontrarci e lei rapina una banca nel frattempo. Perché? Questa doveva uscire con me e se ne va con un altro a rapinare una banca. Che cazzo, faccio il geloso adesso? Questa è morta in un conflitto a fuoco con la Polizia. Forse l’uscita con me era solo un pretesto, cercava un alibi per essere scagionata ed io involontariamente ne ero suo complice. Dio, che storia è questa, a raccontarla non ci crederebbe nessuno, pure io stento a crederci. Chissà se a scriverla portei farci dei soldi. Già, magari riuscirei a raggranellare la stessa somma della rapina. Un giallista dovrebbe essere bravo ad inventarsele le proprie storie, ma viverle sulla propria pelle è tutta un’altra cosa. Adesso che la stanno portando via non so più che pensare, dovrei essere triste ma sono solo sconvolto, pensare che avevo fantasticato su di lei, ma non pensavo che il destino avesse già fantasticato su di noi.

 

A raccontarla questa storia ci sono riuscito, i soldi spero che un giorno o l’altro mi raggiungeranno. Comunque ad Anna e al suo complice la rapina non era riuscita, stavano fuggendo quando sono stati braccati. Spero che la mia, di rapina letteraria, abbia più fortuna di quella di Anna, a cui per intanto dedico il racconto. Chissà se il tipo che stava con lei era il suo fidanzato, magari il marito. Ah.. che storia…. 

Un vago insalubre sospettoultima modifica: 2007-09-15T11:30:00+02:00da ilparra
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3 Comments

  1. Bel racconto, Gianluca, conoscendo il tuo stile intuivo come sarebbe andata a finire. Ma ti assicuro che la lettura è stata tutta d’un fiato per la curiosità!

  2. Come al solitp Parra anche questa volta hai superato te stesso, sempre più bravo con quel ritmo sempre incalzante che non ti fa togliere gli occhi da video sino alla fine della storia.
    Un saluto e buona Domenica anche se sò che fino a domani sicuramente qualche altra cosa ci donerai. Un bel ciao Parra da Gabry

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