L’insostenibile leggerezza delle insalate

6a99d5c993ee41ae5885605455b34863.jpgRicordo che ventanni fa… minuto più minuto meno, ho sentito dire per la prima volta in televisione durante un dibattito: “ Parla come mangi”! Avevo poco più di quindici anni e quell’espressione mi ha folgorato. Ho subito pensato a milioni di mascelle nel mondo che masticano e indifferentemente dalle bocche escono suoni, voci, parole che per molti significano qualcosa. Già, il mondo… forse il miglior romanzo, la miglior storia di sempre è stato scritto in cucina, in un semplice piatto, in una scodella, dove l’infinità di parole è rappresentata dalla molte foglie colorate, dalle tante verdura, con forme e gusti diversi. Sono convinto che la nostra storia, quella della nostra società,è scritta in tutti i piatti d’insalata, è a lei che andrebbe donato il premio Nobel per la letteratura. Tutte quelle foglie rappresentano qualcosa, tutti quei colori, quelle untuosità trasparenti, dal gusto amaro, così come sa esserlo la vita senza amore, la vita senza sale, senza quell’olio di gomito necessario. In quel piatto d’insalata ci sono le storie di ognuno di noi, convulse, amalgamate con tutto quel che serve e poi quelle foglie di superfluo che escono dal piatto. Ecco, quell’involucro è forse il miglior romanzo di sempre, una storia che non vuole parole per essere raccontata, ma vuole solo foglie, verdure, perché le verità per essere raccontate hanno bisogno solo di un piatto….  E noi che pensiamo ai libri…

 

L’insostenibile leggerezza delle insalateultima modifica: 2007-09-25T18:44:57+02:00da ilparra
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9 Comments

  1. Interessante questo leggere la storia di un uomo e di un paese .. nel cibo.. penso ci siano grosse ragioni in quello che dici…
    Quando mi capita di pensare ai milioni di mascelle nel mondo che masticano contemporaneamente, a volte mi viene una strana sensazione di angoscia.
    Daniel

  2. Sicuramente meglio darlo a un piatto di insalata il premio nobel per la letteratura che non ad Orhan Pamuk.
    Ho letto il suo libro “il mio nome è rosso” e sinceramente non mi è sembrato nulla di che.
    Mah, forse sarò io abituato a romanzi “occidentali” a non cogliere la sensibilità sopraffina di questo scrittore…
    ciao

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