La società dell’immagine raccontata al gatto

a9cb35a70f540582d8998cf5b8664e9d.jpgLa e-mail finiva così: “ricordati sempre che siamo la società dell’immagine”. Non ho resistito alla tentazione di risponderle: Non più, ora siamo l’immagine di una società. Poco dopo, con quella tipica supponenza felina mi passa davanti al naso la gatta senza degnarmi di uno sguardo, le ho detto: Seta, lo sai che anche tu sei solo un’immagine di questa società? Non mi è parsa molto convinta, eppure quando vede riprodotta l’immagine di un gatto su qualche monitor manifesta attenzione, ma per lei quella non è un’immagine… quello è un altro gatto, che magari vuole appropriarsi del suo territorio. Da lì la domanda, noi come reagiamo quando subiamo la presenza, o meglio, l’influsso di un’immagine? Siamo molto diversi, per esempio, dai gatti? Davanti ad un’immagine io continuo a sentire la realtà che ho intorno, quindi se l’immagine è sufficientemente persuasiva la percepisco coagente nella mia realtà. Quell’immagine agisce dentro di me, crea stimoli, come se l’oggetto riprodotto fosse davanti ai miei occhi, un po’ come per la mia gatta vedere l’immagine di un altro gatto. Visto che siamo circondati da immagini di ogni tipo, la mia domanda è: quanto tempo viviamo in quella realtà riprodotta che inevitabilmente si è appropriata della nostra attenzione? Appena il trip di quell’immagine finisce, ecco la persuasione di un’altra immagine che si rappresenta non solo a video, ma in infinite variabili, anche nei modelli griffati indossati da una persona. Quindi il nostro fare è l’involucro delle immagini che assorbiamo? Un “sano catastrofista” direbbe che le nostre personalità sono state annientate dalle immagini. Forse ha ragione Seta, meglio fare finta di niente e tirare dritto, ora sta già dormendo…. Il rumore della tastiera e quello che scrivo le fa sempre questo effetto…. Adesso scarico l’immagine di un gatto e gliela metto davanti al naso…..

La società dell’immagine raccontata al gattoultima modifica: 2007-12-09T11:25:00+01:00da ilparra
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22 Comments

  1. proverò anche a raccontarla al mio bassotto questa società. siamo rincoglioniti dalle immagini, è la cruda realtà, basta guardarsi attorno per vedere gli effetti di tutto questo, quello che sta meglio è forse proprio il tuo gatto. Ho letto la commedia poi ti scriverò con calma in privato buon week-end

  2. sono rimasta decisamente colpita da questo tuo post…..
    a) non sono l’unica che fa discorsi con gli animali (e per discorsi non intendo solo monologhi, ma studio anche le loro risposte)
    b) l’immagine della società è un’ipotesi validissima, secondo me, praticamente più credibile del fatto che ogni mattina sorgerà il sole.

    per quanto riguarda il mio blog invece…
    le vacanze sono fugaci, leggerissime, ma mica insostenibili? anzi!

    mi piace molto come scrivi….però se tu non usassi il corsivo leggerei più di un post senza aver malditesta:P

    buona serata!

  3. Seta, il tuo padroncino è un pò sadico, vuole prenderti in giro mostrandoti l’immagine di un gatto di carta, dillo al tuo padroncino , io non vivo secondo i vostri parametri e delle immagini non so che farmene io voglio un gatto vero per amico.

    Ciao parra Buona Domenica!

  4. Parra Gatto,
    il micio ha sempre ragione, non foss’altro che sono miciodipendente.
    Del gatto adoro l’istinto.
    E la capacità di tenere distante da sè la realtà quel tanto da non esserne distrurbato.
    Noi umani di questo secolo interagiamo con le immagini e queste sì diventano parte di noi, direi che è inevitabile.
    Ci costruiamo il nostro mondo anche così, ma è nell’umano troppo umano, nel mondo del tangibile che concludiamo sempre le nostre azioni.
    Dal gatto prendiamo questo perciò: la capacità di farci una dormita su.
    Su tutti quei danni che invadendo i territori reali o immanignari degli altri ci procuriamo.
    Il gatto ha sempre ragione.
    Cristiana

  5. Da innamorato di tutti i gatti, il tuo post mi ha fatto riflettere molto sul loro comportamento spesso sdegnoso nei confronti di quanto sta loro intorno. Finche’ mi e’ sembrato di capire. Si tratta solo di “attesa”. Perche’ loro sanno meglio di noi che, quando presto finira’ l’attiva opera di autodistruzione dell’uomo, sulla Terra sara’ la volta dei topi……

  6. ….dipende dalla capacità di capire… “il grande fratello”e immagini simili che dilagano….e la forza di essere il solitario-outside, non vittima della televisione,ed altro…..che alle 21.00 magari… preferisce leggere la tu commedia e mettere in moto il cervello. ciao!
    p.s.(Gianluca, simpatica, la tua prospettiva…ma quel tipo li è un orso,non un gatto e se ne frega della tv…)

  7. Forse è per questo che ci si rifugia spesso in internet dove, se vuoi, ignori l’immagine e ascolti le parole.Sempre che le parole non siano anche esse un’immagine che non ci rappresenta. Eppure una volta il vocabolo “immagine” non aveva l’accezione negativa che ha ora. Era, anzi è, la rappresentazione di qualcosa che esiste. Se poi la rappresentazione è diventata l’essenza, beh, allora…

  8. Buongiorno Parra,vi ho lasciato soli con i finti vip della scala perchè c’erano (e ci sono) 2 occhioni verdi che mi aspettavano da troppo tempo (ed io pure ero stanco di non vederli).
    In volo lettura storica (I giorni di Roma), niente Chandler, magari me lo riservo per le serate a casa.
    Una buonissima giornata

  9. La società dell’immagine o l’immagine della società? Alla fin fine saranno due realtà sulla stessa ruota. Sintomo, patologia e specchio dei tempi moderni.
    Quanto tempo viviamo in “quella realtà riprodotta”? Dipende. Dipende dalla nostra sensibilità e dall’intensità dello stimolo. Ad esempio in fisica, le forze impulsive, quelle che durano pochi istanti, sono quelle che portano cambiamenti maggiori e più duraturi. Purtroppo o per fortuna….
    Boh! Meglio non pensarci… e poi, alla fine, mi hai dato un idea: mi scarico anch’io una “gattina”, magari vestita in sexy lingerie natalizia… con tutti questi addobbi per strada e nelle vetrine, mi sembra appropriato! Mettendomela davanti al naso.

  10. Una mia gatta vide un documentario su una fattoria. c’erano dei topi ed era convinta che fossero reali, salì sul mobile eguardò dietro la TV. Non siamo annullati, non ancora. Anche se la realtà mediata, diciamo così, occupa un posto rilevante. E spesso non è nemmeno realtà. La cosa migliore è uscire a fare una passeggiata, qualche volta. E percepire con i cinque sensi. Sun on you

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