Il blog del Parra intervista Walter Fontana

Era un bambino presuntuoso e saccente. Quando la maestra di prima elementare gli chiese: “Ma tu credi in Dio?”, lui rispose: “Be’, credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo”.

Il mio ultimo spettacolo ha avuto tanto successo che la gente faceva a pugni per uscire.

                                                                                                                         Walter Fontana

Dopo che ho smesso di ridere come un imbecille per due minuti, ho deciso di contattare Walter Fontana ( .wikipedia. ) , umorista, scrittore, autore per la televisione e immagino molto altro ancora. Lavora da anni con la Gialappa’s, su .youtube. tra le tante cose ho trovato una delle sue celeberrime schede a Mai dire gol. Apprezzo molto anche il Walter Fontana scrittore, in libreria c’è il suo ultimo libro Visto che siete cani, pubblicato nella collana .24sette.it/ di Rizzoli.

Caro Walter, grazie per aver accettato di fare queste due chiacchiere, la prima cosa che volevo domandarti, In uno spaccato televisivo in cui funzionano solo i tormentoni, come si difende un autore come te?

Mah non saprei. Prima di tutto devo confessarti che in realtà, pur lavorandoci abbastanza regolarmente, non sono un grande consumatore di tv, non sono così informato sulla programmazione e non lo dico per snobismo, mi rendo conto che è una mia mancanza. Ma è proprio mancanza di tempo e spesso anche di voglia di mettersi lì a guardare tutto un programma. Ad ogni modo lo spaccato televisivo di cui parli, in questo momento mi sembra particolarmente spaccato nel senso di frammentario.

Cioè voglio dire che oggi ci sono mille tv e dentro c’è di tutto, grandi paludi piuttosto standardizzate e improvvise boccate d’ossigeno (magari le due cose convivono a sorpresa anche nello stesso programma).

Cose che ho visto di recente che mi sono piaciute sono “Extras” (che andava se non sbaglio su Jimmy) una serie creata dagli stessi di “The Office”. Però anche il dopofestival con Elio e le Storie Tese, in un ambito del tutto diverso, ha riservato momenti molto belli. O la Cortellesi che fa la Santanché. Anche la prima serie di Boris mi è sembrata molto interessante. spero anche nella seconda.

Per quel che riguarda me, sarà una risposta deludente e banale, ma cerco di difendermi facendo qualcosa di divertente. Non è che mi proponga di cambiare il corso della storia dell’occidente. Per intenderci adesso sto curando una specie di parodia delle pubblicità dei siti di scommesse che adesso vanno tanto di moda. Una scheda di un minuto e mezzo che andrà in onda – credo – a maidiremartedì, che inizia a fine mese. Questo per dire che siamo sempre nell’ambito dello sketch, non dello scuotimento delle coscienze.

“Visto che siete cani” è il tuo ultimo libro uscito con Rizzoli, una domanda alla Marzullo (diurno), come elabori le tue storie, hai un canovaccio, scrivi di getto, usi il metodo “guido nella nebbia”… cioè, parti ma non sai bene dove andrai a finire….

No no, in questo caso mi sono costruito un piano di racconto molto solido. solo che poi mi sono accorto che non funzionava e ho riscritto tutto da capo. Alla fine ne è venuto fuori un romanzo, con tanto di passato remoto, personaggi strutturati e tutto l’armamentario del caso.Tra l’altro si tratta anche del tema della comicità visto come fenomeno sociale, il che forse rientra nel discorso che fai nella prima domanda. Nel romanzo c’è un personaggio che nota una specie di mutazione genetica: da arma di difesa dei deboli come è stata per secoli, la comicità è diventata uno strumento di oppressione usato dagli uomini di potere. Con la comicità sparata dal trono si zittisce un avversario, si umilia chi non può ribattere. Questo personaggio finisce per diventare una specie di guida carismatica per  un gruppo di comici scadenti che lo seguono in imprese non del tutto legali.

Questo è un po’ l’inizio del libro, adesso non te lo racconto tutto.

Comunque, a proposito di questo libro, è una risposta alla tua domanda: “come si difende un autore?”. E la risposta è: “Cercando di scrivere quello che gli interessa”.

Ultimamente sembra che solo alla radio si può ritrovare una ventata di umorismo non proprio da barzelletta…. Secondo te è solo un momento di transizione oppure le cose peggioreranno? Della rete e dei blog, che idea ti sei fatto?

Penso che ti deluderò anche su questo punto ma la radio la ascolto pochissimo, anche se mi piace molto. Anzi, in realtà mi piace così tanto che se accendo la radio non posso fare altro che ascoltarla. Però purtroppo non posso passare la vita a fissare nel vuoto con l’orecchio attaccato a un altoparlante. La rete e i blog mi attraggono molto e passo molto tempo a girovagare di sito in sito. Talmente tanto tempo che ho contratto la Sindrome di Wikipedia, che è una specie di incapacità sia di staccare con la rete di ramificazioni di parole e pensieri sia di chiudere qualsiasi discorso. Tipo me adesso.

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Il blog del Parra intervista Walter Fontanaultima modifica: 2008-03-20T18:25:00+01:00da ilparra
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