Il comico spodestato

Partirò da questo assunto, secondo me l’arte di far ridere non appartiene più al comico televisivo e forse non solo televisivo.

La comicità nella sua estensione catodica è diventata un semplice prodotto, la caratterizzazione è stata sostituita dalla confezione, le idee hanno smesso di avanzare, in quanto sono diventate esse stesse un avanzo di un blob più estremo e magmatico. Chi si ferma è pennuto ama dire la mamma dei fenicotteri ai suoi pulcini. Le parole spese lontano dalla televisione, ma soprattutto le immagini prese nella loro libertà più anarchica sono i riferimenti verso quale votarsi. I comici televisivi agiscono oramai in un regime sedimentato dalla pubblicità, sono quei famosi pulcini allevati da mamma cigno che risponde al nome di televisione.

Comici d’allevamento o d’avvelenamento, ballerini delle battuta, talvolta estensori di battute già concimate, alimentati da mangimi geneticamente modificati, spinti inevitabilmente al declivio artistico. La comicità sposata con l’intuito, che agisce in quella sospensione di vuoto e materia, che non ama le caratterizzazioni ma è lei stessa caratterizzante, che graffia, scuce, slabbra e produce voluttuosa adrenalina, che sale e scende, che sa essere liquida per poi liquidare lei stessa il suo contenuto, ebbene, oramai sta in alcune installazioni d’arte contemporanea,  in alcune mostre fotografiche, in talune mostre d’arte concettuale e nelle performance di artisti ribelli e poco telegenici e in molti di quegli spazi sconosciuti, reietti, ossidati dai dubbi e dall’umidità della vita stessa, ma liberi.

 

Il comico spodestatoultima modifica: 2013-03-18T11:06:00+01:00da ilparra
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