Il comico spodestato ( parte 2)

Il primo viaggio neuronale è nella comicità di Alessandro Bergonzoni


 

Sì, lo so….  chi me l’ha fatto fare….l’improntitudine di voler raccontare le traiettorie linguistiche di Alessandro Bergonzoni è un atto utopico soggetto a topiche. Sorvolare il suo dinamismo lessicale, le sodomizzazioni linguistiche attraverso le quali fa viaggiare il suo pubblico da se stesso all’ossesso sono materia prima e come direbbe lui materia poi assai delicata, da maneggiare con cura. Il consiglio che mi sono dato è stato di seguire le avvertenze senza che le stesse si accorgono di essere seguite, quindi ho sempre tenuto gli occhi aperti, anche nei giorni festivi.  Che volete, gravido di questo progetto iper…bolico, che pare tanto quello di un centro commerciale, ho preso il mio carrello e mi sono avventurato in tutti i reparti che albergano dentro me stesso pagandomi, per carità, vitto e alloggio, sono uno che non lascia nulla al caso, se il caso non ha lasciato prima qualcosa a me.

 

Perché Bergonzoni ?

 

 

Seduti davanti ad uno spettacolo di B. si vuole andare principalmente lontano da se stessi e da quell’orizzonte temporale più prossimo,  per depositarsi nel più lontano mondo intangibile, ignorando tuttavia con quale mezzo intraprenderemo questo impegnativo viaggio, che potrà essere lento, veloce, vorticoso e stentoreo, semplicemente dimensionato alla sua dinamica fabula. Quando pensi di voler raccontare B. ti rendi subito conto che le parole sono il principale ostacolo con il quale ci si deve confrontare, hai quasi l’impressione che le parole stesse quando sentono il nome di Bergonzoni paiono volersi allontanare dalla luce di un discorso lineare ed fattivo. Nella mente si determina un via vai di aggettivi e preposizioni più verbose che verbali che toccandosi di gomito e sussurrandosi all’orecchio si allontanano dalla luce di un pensiero per rifugiarsi nel caseificio di una irrealtà fatta di ingombranti masserizia lessicali. Talvolta sono vittima del dubbio che B non esiste in quanto tale, esiste la sua giaculatoria, la sua perdizione, esistono le sue storie che allontanano la sua figura rendendolo un comprimario figurante, lui diviene semplicemente un portavoce, o se vogliamo un porta croce inerte, ma non inerme. Il suo linguaggio dal moto ondoso in aumento già nei minuti in cui prende possesso del palco militarmente ci inabissa verso noi stessi, per prendere così furtivamente possesso delle nostre anime mentis. La prima risata è semplicemente un segnale dall’erta che il B sta arrivando e che stiamo per calarci nelle tenebre della sua realtà, a quel punto incomincia il nostro spettacolo interiore

 

 

Il comico spodestato ( parte 2)ultima modifica: 2013-03-21T13:35:00+01:00da ilparra
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