Da Fabio Volo a Paulette

Non mi sono mai piaciuti i parallelismi, gli accostamenti, se è per questo neanche le associazioni i gruppi organizzati, la musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese, talvolta Battiato e  giù più in basso fino ai partiti, ma questo è un altro discorso. Ma in questa circostanza voglio disarcionare questa cosa per esprimere un’opinione tra 2 paesi così vicini e così lontani, L’Italia e la Francia. In questi giorni ho avuto modo di vedere 2 film, “  Paulette  ” e “ Studio illegale  ”, rispettivamente film francese il primo, film italiano il secondo, nel film francese un cast di attori noti al punto giusto, ne cito una per tutti, Carmen Maura, nel secondo film, escludendo Ennio Fantastichini, l’unico attore noto, ma anche di più… protagonista assoluto del film, Fabio Volo. Quanto alle 2 sinossi rimando ai rispettivi link, quello che emerge è la debordante banalità del film italiano, infarcito di luoghi comuni, dove la sceneggiatura che vuole narrare una specifica realtà talvolta potrebbe fare da companatico con una qualsiasi storia dei fratelli Grimm. La sensazione che si fa convinzione è quella di voler alleggerire il tutto per renderlo commestibile al pubblico televisivo, solo che la leggerezza diventa poi vacuità e il vuoto a perdere crea  la convinzione di voler spacciare olio di ricino per spumante, quel tanto che serve per infierire ancora di più su un palato inesistente di un pubblico, prima ancora che inesistente, sventurato. Ho trovato difficoltà nel reperire recensioni obbiettive da parte dei mainstream media e per la verità non ci sono riuscito, notoriamente Fabio Volo gode di ottima stampa, da Repubblica al Giornale, una sorta di Enrico Letta della pellicola, ma forse presto arriverà un articolo di Andrea Scanzi, che smentirà quel tanto che basta a confermare questa cosa. Succede quindi che le recensioni al vetriolo si possono leggere solo nei commenti pepati di qualche sito di cinema. Il film francese, bè… altro respiro, l’ironia sulla realtà si fa pungente e frizzante così come dovrebbe essere un ottimo spumante, ma “ahimé” è champagne. Prescindendo dalla qualità degli attori, nel film si legge un rispetto per il pubblico, che invece manca del tutto nel film italiano, emerge uno slancio passionale che va oltre il luogo comune e si caratterizza di ingegno e creatività, quella creatività che un tempo veniva tanto compendiata con il paese Italia, ma che oggi a stento appartiene alla memoria dei tanti luoghi comuni.

Da Fabio Volo a Pauletteultima modifica: 2013-06-09T10:53:00+02:00da ilparra
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