Cronaca di un ritardo aereo di aeree proporzioni

Si sa, i ritardi fanno sempre paura… lo sanno le donne e gli uomini dalla sensibilità paterna poco pronunciata. I ritardi aerei catturano gli sguardi e le espressioni che diventano a loro volta istantanee da trascinare con il proprio bagaglio a mano.  La quietudine che contraddistingue un viaggio aereo si frammezza spesso con i pensieri più strani, a volte indesiderati, del resto, staccarsi da terra seppur per un tempo contenuto sospinge tutte quelle poche certezze che ci sono rimaste, ammassandole in un angolino remoto del nostro io, quello che non si stacca mai da noi stessi.

 Mancavano 15 minuti alla partenza, molti di noi passeggeri avevano già passato l’ultimo controllo,  indirizzati nell’apposito finger per l’imbarco sull’aeromobile, quando veniamo richiamati indietro e ci viene comunicato il ritardo di un’ora. Se il primo amore non si scorda mai, così non è per il primo ritardo di giornata che viene digerito da tutti i passeggeri con un sorriso sardonico, accompagnato da qualche battuta scaccia ansia. In fondo cosa potrà mai essere un’ora in più di attesa se non 60 minuti da cedere in beneficienza alla pagina di un giornale o per i più cyber alla plancia di comando di un tablet.  I ritardi si erano accumulati di ora in ora, raggiungendo le 4 ore,  lo spirito addomesticato della rassegnazione si era reso assai accalorato, i volti si erano teatralizzati e le frasi di circostanza sciabolavano sempre meno bonarietà. La vetta della tensione si raggiunge quando il volo viene cancellato dal display per essere sostituito da un altro volo. Di qui non ci muoviamo, cazzo, il primo urlo di una donna alle mie spalle.

A ripetizione si susseguono altre urla monotematiche, vergogna! Nel frattempo dietro di noi si accodano gli altri passeggeri del volo successivo, sodomizzando l’intera ansiogena psicosituazione. Una donna, sospinta da ormoni cheguevariani decide di forzare un’uscita di sicurezza per accedere al finger, causando l’immediato innesco della sirena dall’allarme, così che le hostess di terra si vedono costrette  a chiamare la Polizia. Di colpo mi sono sentito nel cuore di una manifestazione dei metalmeccanici, io che non sono mai sceso in piazza ne con le tute blu, ne con gli zaini di scuola e nemmeno con i colletti bianchi, visto che amo i pullover. Arriva così di lì a poco un poliziotto di poche parole ma dai pettorali assai più che virgulti, accompagnato dalla collega minuta, per le  giuste regole di compensazione statale. Inizia quindi la processione dei passeggeri più scalmanati verso i tutori ormonali dell’ordine per rivendicare una qualche parola di conforto, chi rivendicando il lauto prezzo del biglietto ,chi  il costo della notte in hotel che si era già abbondantemente consumata, i bambini oramai stanchi….ect…. Altri si accaloravano  per la presa in giro del continuo rinvio della partenza, senza ricevere ulteriori spiegazioni, per poi vedere il volo addirittura cancellato.

Tutta questa scena ha la durata di 10 lunghi teatrali minuti, per poi, come d’incanto vedere riapparire il volo sul display che ne annuncia la partenza a 30 minuti, con il volo a seguire spostato ad un’altra uscita. Nessuno ha voglia di mettersi in fila per il nuovo controllo dei documenti, le hostess a fatica cercano di riprendere in mano la situazione, ma un po’ per il tacco di 10 cm delle suddette che ne limitano le gesta,  un po’ per la rabbia di noi passeggeri, le file ordinate per l’imbarco non si allineano con quella decenza necessaria. Così che trascorrono altri minuti oltre i 30 indicati per l’imbarco.  Finalmente dopo 5 ore di ritardo si sale sull’aereo, non prima di aver attraversato un’area dell’imbarco non illuminata, adornata da un lezzo di carburante che non avrebbe sfigurato tra i tanti odori nelle piazze arabe in protesta. Perché poi è così, in quelle piazze si protesta contro un governo, qui contro una compagnia aerea, le tante realtà contaminano le tante rabbie, giusto il tempo necessario per ricomporre le aspettative necessarie, nell’attesa che con il nuovo decollo tutto si anestetizzi e ci si perda tra le nuvole di quella che chiamiamo normalità.

 

 

Cronaca di un ritardo aereo di aeree proporzioniultima modifica: 2013-07-08T11:25:00+02:00da ilparra
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