Perché l’Italia non va i piazza

Leggevo in questi giorni l’articolo di Roberto Saviano  (espresso.repubblica ), nel quale si pone l’interrogativo sul perché in Italia a differenza di molti altri paesi, non si scende in piazza, nonostante vi siano le ragioni per farlo.

In fondo le ragioni per scendere in piazza in Italia non sono mai mancate, è sufficiente saccheggiare la memoria per ricordarsi in tutti questi anni, per non dire decenni, di quante volte sarebbe stato opportuno la discesa per strada a manifestare. Si attribuisce a questa latitanza dalla strada, l’apatia verso la politica, un crescente disinteresse, un imbarbarimento collettivo. Sarò poco romantico ma non ho mai creduto alla totale limpidezza delle proteste di piazza, credo che siano state spesso strumentali, sostenute da gattopardismi di massa.  Anche altrove le proteste di massa sono state orchestrate spesso da conniventi interessi massmediatici o da mondi sotterranei le cui congiunture si intrecciavano con la geopolitica e con il mondo globalizzato della finanza. Ne è testimonianza quanto accaduto recentemente in Egitto, dove nei giorni antecedenti le proteste di piazza, nelle città mancavano benzina e i generi di prima necessità, per essere poi reintrodotti immediatamente alla caduta del presidente Morsi. Non credo pertanto che Saviano sia così ingenuo da non considerare queste fattive distorsioni che accompagnano le proteste di piazza.

 

 

Ad ogni modo la domanda ci sta perfettamente, come mai in Italia in questo momento non si decide di scendere in piazza? Credo che la ragione sia una comunanza di più interessi che sovrastano ed eterodirigono i direttivi politici. Credo che questi agglomerati di potere che sovrastano qualunque forma di sovranità stiano tessendo da anni una loro tela, dettagliatamente mi riferisco a strutture che sono in grado di controllare globalmente non solo un intero paese ma un intero continente.  Nominalmente vengono affibbiate loro varie identità, ma è più importante riuscire a delineare la loro area di convergenza, piuttosto che attribuire una loro identità, che così come il potere che esercitano è assai sfuggente. Ho la ferma convinzione che il crescente diniego verso la politica sia stato “geneticamente” fabbricato. La frammentazione partitica, contrapposta all’affarismo più basso, al nascere di soggetti politicamente suggestivi e improbabili è semplicemente servito a depauperare e a disperdere qualsiasi sentimento di interesse verso la cosa pubblica, anche il tassello più marginale che poteva esistere. Conseguentemente si è potuto offrire un terreno arabile a poteri terzi, extraterritoriali che pur avendo sempre posseduto solide basi nel nostro paese, non erano ancora del tutto in grado di sovrastare tutte le gerontocrazie familistiche e i clientelismi imprenditoriali e partitocratici che dal basso controllavano vaste aree del paese. Il mondo delle elité finanziarie che trascina a sé il mondo delle multinazionali e delle imprese globali è così sbarcato virtualmente nella piazza paese, iniziando a porre i propri gendarmi nei ruoli di responsabilità. L’impressione che siamo solo all’inizio di un grande gioco che deve ancora iniziare. Ne vedremo delle belle..

Perché l’Italia non va i piazzaultima modifica: 2013-07-18T12:42:30+02:00da ilparra
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento