I confini tra Marilyn e Renzi

In fondo quasi ogni paese ha la sua Marilyn come immaginario erotico esistenziale, l’iconografia dei sogni e dei desideri collettivi richiede la sua fisiologicità e qualcuno pensa subito di servirtela nel piatto. Negli anni 50 l’industria del cinema, la settima arte, che significativamente era permeata di politica più di quanto la politica stessa lo fosse fabbricò una creatura sensualizzandola e “ormonizzandola” oltre il dovuto, le fece fare la sua breve gavetta, quindi la consacrò a diva assoluta,  per poi liberarsene e renderla divinità, quando aveva esaurito il suo compito. Il più breve passo da diva a divinità che la celluloide ricordi, congiuntamente con un’altra icona dei suoi tempi, con il quale per altro ebbe modo di lavorare, James Dean, morto in un incidente le cui circostanze non furono mai del tutto chiarite. Sì, lo sappiamo, ci furono altri miti del cinema che durarono poco, uno su tutti, Rodolfo Valentino, la cui settima arte per lui fu fatale, così come una peritonite che se lo portò via poco più che ventenne, tra tutti i misteri del caso. Del resto, lo sappiamo tutti che vivere non fa bene alla salute.

Matteo Renzi da Firenze, figlio di un longilineo nome, oltre che di un padre consigliere comunale della Democrazia cristiana è la Marilyn della politica nostrana, quantomeno per me. Formazione da scout, laureato in giurisprudenza, una breve parentesi lavorativa nell’ufficio marketing di una società di famiglia, per poi smarcarsi e gettarsi nella politica, non prima di una rotativa esperienza alla Ruota delle fortuna con lauta vincita. Quindi, segretario provinciale del Partito Popolare, coordinatore della Margherita fiorentina, presidente della provincia di Firenze, per poi sedersi sulla poltrona di sindaco.

Di Marilyn ricordiamo la sua andatura ancheggiante, non dissimile da quella renziana, che caracolla su una linea politica quantomeno basculante e ammiccante, il sorriso senza confini di Marilyn e quello altrettanto sconfinato di Renzi, l’incedere carrieristico della prima confina con il michelangiolesco debordante apparire dell’altro. Li accomunano anche i rapporti trasversali, a lei appiopparono come marito prima uno sportivo, Joe Di Maggio, poi un intellettuale Arthur Miller. Renzi ha avuto trascorsi trasversali con Rutelli, poi Veltroni, Bersani…. Di lei si sussurrava fosse l’amante di entrambi i fratelli Kennedy, di Renzi politicamente si ricorda solo una scappatella ad Arcore da Silvio Berlusconi, con il fratello Paolo pare non ci siano trascorsi politicamente commestibili.

 

Forse li divide una cosa, il profumo,  Marilyn la notte indossava solo Chanel N5,  Renzi si è a lungo apparentato alle essenze floreali della Margherita… Attualmente l’unico “Profumo” conosciuto non  lontano da quelle parti sta a Siena….

I confini tra Marilyn e Renziultima modifica: 2013-07-23T19:35:54+02:00da ilparra
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