Giornalisti del terzo millennio… unitevi

Come si diventa un bravo giornalista nel terzo millennio? Un Millennio dove i giornali non si vendono quasi più, ma nonostante questo le notizie pubblicate sono decuplicate, anche se molte sono figlie del copia e incolla e di traduzioni mordi e fuggi di abili e fotocopiativi amanuensi.  Già, ma mi ripeto, come si diventa un bravo giornalista nel terzo millennio? Non diventandolo, quantomeno nel modo più tradizionale. Basta scorgere in rete le infinite scuole, i corsi e quant’altro, per poi finire in qualche redazione a precarizzare il proprio tempo appaltandolo a contratti, quando ci sono, dal sapore suggestivo. Si studia per non diventare quello che si vorrebbe diventare. Si partecipa a festival, incontri, rassegne, si scattano tante foto da appiccicare alle bacheche di Facebook, Twitter, dove le illusioni diventano sociali prima ancora che virali.  Si fanno tante finte interviste da postare su YouTube, perché il microfono va sempre tenuto in esercizio. Il giornalista del terzo millennio è il blogger. Il blogger non ricerca un contratto, lui ha già un posto dove scrivere, il suo blog. Non ricerca uno stipendio, ha già un lavoro che gli da di che vivere. Il giornalista del terzo millennio vive sul campo, racconta quello che vede, così come il giornalista cosiddetto tesserato, semplicemente non ha obblighi, editori, corporazioni, compromessi a cui dover sottostare, in una parola è libero. A riprova di tutto questo ci sono i blogger di paesi conflittualmente caldi, che stati riferimenti assai più che tangibili dell’informazione cosiddetta mainstream. Semplicemente vivevano sul posto, non necessitavano di fonti informative terze, con le quali trattare poi una ricompensa, hotel non troppo lontani dal cuore della questione per garantirsi la giusta credibilità. I blogger vivevano già lì, conoscevano l’odore di quelle strade meglio di chiunque altro.

Il blogger ha come fedele compagna la sua tastiera…. poi, se è una persona capace il modo per andare avanti lo troverà sempre. Ebbene si, poco comprendo le lagnanze di giornalisti vessati e precarizzati che rigettano nei loro blog e bacheche le nequizie del loro quotidiano. Nel bene o nel male, è  la stampa di oggi bellezza, nessuno ti ha ordinato di scegliere questa professione, per altro da tempo palesemente indicizzata verso la condizione attuale. Semplicemente se una volta si diceva che fare il giornalista era sempre meglio che lavorare, bè… i tempi sono cambiati, per fare il giornalista è necessario anche lavorare.

 

 

Giornalisti del terzo millennio… uniteviultima modifica: 2013-08-02T11:01:47+02:00da ilparra
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